La Scuola e l'Uomo - n. 9-10- Settembre-Ottobre - 2024

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2024 ideologica di tale associazione, che pretendeva di rappresentare tutti gli studenti della scuola in questione. E non avevano tutti i torti, se non quello di rendere difficile la ricerca di soluzioni alternative alla «privatizzazione del pubblico». Si contribuì a fare un poco di chiarezza nel congresso nazionale dell’UCIIM del 1966, quando si distinse fra circoli, clubs o associazioni, ossia aggregazioni sociali che si costituiscono spontaneamente fuori o dentro la scuola e rappresentano sé stessi, senza pretendere la bandiera e il nome dell’istituto, e ancora ipotetici organismi rappresentativi studenteschi (ORS), pensati nella prospettiva di una loro istituzionalizzazione per legge, come organi dell’istituto scolastico. Il Ministro Gui nel 1967, accompagnato a Reggio dal’on. Ermanno Dossetti, apprezzò la distinzione e la proposta, ma sul punto di decidere di istituzionalizzare gli ORS trovò la decisa opposizione da parte dell’agguerrita pattuglia ciellina, che aveva «santi in paradiso». Ora queste storiche barriere sono state abbattute. Dopo l’esplosione delle assemblee, legittimate con qualche imbarazzo da una serie di circolari ministeriali, arrivarono, come ho ricordato, i decreti delegati, che ripensarono «lo stato giuridico dei docenti», in un quadro di partecipazione delle tre componenti scolastiche (nelle superiori) e anche delle «forze sociali», a livello di distretto. In molte altre città le cose erano andate in altro modo. Movimenti giovanili dei partiti e associazioni studentesche s’impegnarono infatti ad animare (talora a sobillare!) le scuole: alcuni gruppi più politicizzati negarono la logica rappresentativa, ponendosi in atteggiamento conflittuale con le istituzioni, per impegnarsi solo in assemblee «indipendenti e sovrane» (!); altri sostennero la partecipazione attraverso le rappresentanze studentesche. Con diversi stili di lavoro, associazioni, partiti e gruppi spontanei s’impegnarono a promuovere la formazione dei giovani alla partecipazione scolastica attraverso «ciclostilati in proprio», giornalini, incontri settimanali e campi scuola. Quanto alle modalità elettorali, alcuni sostenevano le elezioni per liste, altri per classi. Qualcosa di simile successe anche nel per coincidere nelle stesse persone. A distanza di tempo dobbiamo chiederci se è proprio vero che la partecipazione istituzionale possa dare i suoi frutti di collaborazione educativa e di partecipazione alla vita scolastica, senza avvalersi dell’apporto di canali di alimentazione capaci di veicolare informazioni, idee, motivazioni: tanto più che gli strumenti di partecipazione del ‘74 si sono rivelati complicati e spesso poco gratificanti. Personalmente non ignoravo le ragioni, le caratteristiche e le funzioni che dovrebbe esercitare un’associazione di genitori, tanto è vero che ero stato tra i fondatori dell’AGe, a Reggio Emilia, fra il ’68 e il ’70. Quest’associazione aveva però carattere cittadino: ben presto si collegò con altre sezioni in una rete di tipo nazionale, come dimostra lo scambio di lettere che ebbi col fondatore romano dell’AGe dott. Ennio Rosini: avevamo prospettive di ampio e lungo respiro e volontà di servizio nei riguardi dei genitori e dei docenti di tutte le scuole, al di là delle pur importanti vicende delle singole scuole. Come per la vita d’insegnante mi trovai ad aderire a un’associazione professionale, nel mio caso l’UCIIM, per la vita di genitore m’impegnai nell’AGe e mi diedi anche da fare per favorire la nascita e lo sviluppo di un’associazione di studenti, l’USM, Unione studenti medi, a livello cittadino. Di fronte ai timori e alle fughe in avanti, dovute per lo più a disinformazione, le associazioni si assumevano il compito di studiare e di animare il contesto scolastico, per superare burocratismi e conflittualità, prevaricazioni e demotivazioni. Analogie col mondo studentesco: dalle associazioni uniche agli organismi rappresentativi Sul versante studentesco ricordo ancora, per cogliere «allo stato nascente», la dialettica fra associazionismo e partecipazione istituzionale, la lunga querelle che si dovette affrontare a Milano negli anni ’60, quando, per iniziativa di gruppi di studenti, sorsero in alcune scuole superiori le «associazioni uniche d’istituto». I giovani di Comunione e Liberazione, avendo deciso di non parteciparvi, denunciarono la natura privatistica e

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