La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2022

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2022 11 La costruzione armonica di una città include oggi il pensiero della Scuola, non più aristocratico ginnasio o liceo, ma sempre pronta a slanciarsi verso le sempre nuove periferie. Gli studenti di tutte le età percepiscono il rapporto con i docenti come continua educazione alla cittadinanza ed educazione all’armonia, se esso viene impostato ed espresso nella modalità della bellezza e della fiducia più che in quella dell’autorità, neutralizzando il consueto e tradizionale paternalismo dell’istituzione scolastica a favore di un rapporto fondato più sull’empatia che sul timore, e quindi su un rispetto basato sulla meraviglia, che non è rispetto di una gerarchia, ma di un volto e di una persona. Insegnare e progettare in Carcere Una caratteristica peculiare di chi entra in carcere come docente è quella che non ne vuole più uscire, sembra una boutade ma non è così. Quasi tutti i docenti che hanno scelto di andare a svolgere il loro lavoro in carcere vi rimangono per buona parte del loro percorso. Ho avuto l’opportunità di conoscere e apprezzare diversi tra loro, scoprendo storie di impegno sociale e civile, come anche esperienze molto diverse: tra di loro si può trovare il militante politico, lo sportivo, un noto scrittore che lavora a Rebibbia da un quarto di secolo. Questi docenti hanno potuto assistere ai diversi mutamenti che hanno contraddistinto l’evoluzione dei rapporti tra amministrazione penitenziaria e Scuola, hanno potuto osservare nel tempo crescere il numero delle realtà che gravitano sul carcere. In questi ultimi anni è cresciuta l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica per il complesso mondo del Carcere, a seguito di alcuni eventi come il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari (del quale mi sono occupato in prima persona quando lavoravo con il ministro della salute), le recenti forti prese di posizione del presidente Mattarella e più di recente alcune belle produzioni cinematografiche merito della sensibilità di alcuni registi; tuttavia il mondo arti- (5) L. Zagzebski, Exemplarist Moral Theory, Oxford University Press 2017. zando forme nuove di didattica secondo una metodologia che sto cercando di sperimentare con i miei docenti nelle due scuole di cui sono Dirigente scolastico a Roma, una metodologia pensata e organizzata secondo i principi filosofici derivanti dall’esemplarismo come pedagogia sviluppata nel contesto dell’etica delle virtù, in particolare dalle filosofe Anscombe, Murdoch, Zagzebsky, che a partire dagli anni ’50 del secolo scorso hanno sviluppato una connessione feconda tra le sfere della relazione, dell’emotività, della paideia. Un tale approccio concreto e proprio per questo filosofico, consente di creare un filo relazionale resistente ed emotivamente proficuo tra persone non distanti. Si inserisce qui in maniera potente la recente questione dell’esemplarismo che ha riproposto Zagzebski nel suo ultimo libro, classificando santi saggi ed eroi come i tre tipi di esemplari più rilevanti per una morale basata sulla mimesis di esistenze eccelse (5). Nelle scuole che ho avuto l’opportunità di dirigere oggi come negli scorsi anni cerchiamo di perseguire un percorso di intersezione tra insegnamento, narrazione ed esperienza della filosofia, allo scopo di trovare punti di incontro tra i trascendentali pulchrum, bonum e iustum (bello, buono, giusto). In tale percorso di ricerca sulle pratiche e di formazione continua dei nostri docenti abbiamo fatto uso di argomenti tipici della tradizione filosofica classica, pensando e descrivendo la bellezza come un anelito e un bisogno primario di ciascun essere umano. Giovanni Cogiandro con lo scrittore Edoardo Albinati, docente a Rebibbia

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