3-4 Marzo-Aprile 2025

23 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 4. Fiducia La fiducia nella propria esperienza è fondamentale per approcciarsi alla consapevolezza. Apprendete ad essere voi stessi e siate pienamente voi stessi. Apprendete la consapevolezza che significa proprio imparare ad ascoltarsi e ad avere fiducia in chi siete. Spesso i docenti mancano di fiducia in loro stessi, vanno in burnout, si scoraggiano, gettano i remi in barca, si buttano giù di morale, ma la vera forza è riprendere fiducia. L’esperienza, radicata nel presente, con la continua possibilità di ricreare, genera. 5. Non cercare risultati La corsa agli obiettivi non fa altro che stressarci. Sono il migliore docente? Che diranno le famiglie di me? Cosa pensa il Dirigente? Se queste domande sono lecite e servono assolutamente, d’altra parte possono essere vissute in chiave negativa, invece è bene porsi queste domande, con lo scopo di non cercare risultati, ma di svolgere il proprio lavoro con passione, entusiasmo, dedizione, continua novità. È proprio il non cercare di ottenere risultati, il miglior modo per ottenere benefici e risultati. La sabbia stretta in un pugno di mano cade dalle fessure nelle nocche della mano stessa, la sabbia tenuta sul palmo aperta mostra la bellezza di ogni granello e la sua speciale caratteristica. 6. Accettazione Questo è il presupposto fondamentale del cambiamento, che è invece spesso ostacolato. Accettazione non significa rassegnazione o accettare passivamente ma è disponibilità a vedere le cose cosi come sono, senza i nostri giudizi. Se un alunno o un’alunna non rispondono a certi criteri, non pensare a quei criteri, ma chiediti: come sta quella persona? Cosa sta vivendo? Prima ci sia sempre l’accettazione e poi ci si addentra nell’esito. 7. Lasciare andare Apprendere la pratica della consapevolezza vuol dire anche imparare a distaccarci dai pensieri, situazioni e sentimenti che la nostra mente vuole trattenere, sia che essi siano piacevoli che spiacevoli. Distacco e Dereflessione questo serve tanto ai docenti di oggi. costruire e rilanciarsi come persone e ciascuno nel proprio ruolo. I sette pilastri della Mindfulness per i docenti: 1. Non giudizio Giudicare in continuazione la nostra esperienza quotidiana non aiuta a trovare una pace interiore; poniamoci in un atteggiamento di «testimoni imparziali» della nostra esperienza, osserviamo ciò che ci accade ma non giudichiamoci e non giudichiamo all’esterno. Che insegnate da pochi mesi, o da tanti anni è sempre bene tener conto che anche noi sbagliamo, ma non per questo dobbiamo vivere nel senso di colpa e nella frustrazione. Il giudizio mortifica e non vi mette nella dimensione di cambiare con consapevolezza, creatività e coraggio. 2. Pazienza La pazienza è saggezza, non pretendete troppo dal vostro corpo e dalla vostra mente, ma siate aperti ad ogni momento accettandolo cosi come è, sapendo che le cose maturano con il loro tempo. Una frase molto bella che utilizzo ad ogni età, ma anche in una pratica con i docenti, è questa: «Ti preoccupi troppo per ciò che era e per ciò che sarà. C’è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente.» (Kunfu Panda 1). La vita di ogni docente è un dono così come quella di ogni persona, dunque la domanda vera è: tu come docente, come persona, come puoi migliorare la vita dei tuoi studenti? Come cambi il mondo con il tuo lavoro e nel tuo presente? 3. Mente del principiante Per cogliere la ricchezza del momento presente, dovremmo imparare a guardare le cose come se le vedessimo per la prima volta. Troppo spesso anche gli educatori danno per scontato, ed invece, non date nulla per scontato e lasciate cadere le aspettative maturate sulle esperienze precedenti, restando aperti alle nuove possibilità e non assumete atteggiamenti da esperti anche se lo siete. L’umiltà è fondamentale in ogni professione perché ci permette di ascoltare e accogliere gli altri, ma anche ci dispone ad imparare sempre. Se date per scontato sminuite voi stessi e chi avete davanti. Dietro ogni storia c’è un mondo.

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