3-4 Marzo-Aprile 2025

18 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 cora una volta in modo spontaneo, compare, per merito delle istituzioni bancarie, memori della giornata del risparmio, l’educazione finanziaria, anche qui con la necessità di coinvolgere giovani e adulti in percorsi formativi finalizzati alla gestione del risparmio e degli investimenti. L’ambizione, sponsorizzata anche dal Ministero, è quella di diffonderla il più possibile, fino ad inserirla tra i temi della nuova educazione civica. Una parte di una realtà didattica molto complessa, che pur volendo farla diventare componente trasversale del curricolo, in un’ottica di contitolarità tra i docenti, rischia di agire a macchie di leopardo. Insomma dalla congiunzione dei due rigagnoli, indirizzo economico-sociale e educazione finanziaria, ci saremmo aspettati, prima o poi, una riconsiderazione complessiva sul ruolo dell’economia nella scuola, invece ci siamo trovati il liceo made in Italy, che in un primo tempo doveva sostituire il primo ed ora ci limitiamo alla convivenza, e l’attribuzione all’educazione civica di un ruolo identitario nella costruzione dell’italianità, di cui permeare non solo l’aspetto della cittadinanza, ma l’intero curricolo scolastico. Il made in Italy intende promuovere lo studio delle discipline che sono alla base del tessuto produttivo del nostro Paese e questo viene realizzato non tanto come arricchimento degli indirizzi tecnologici di carattere alimentare o manifatturiero, ma nella proposta di un «liceo», cioè di un percorso vocato all’analisi della cultura in senso sempre più ampio e interculturale, ripiegato su un profilo tutto interno al nostro sistema produttivo. Lo studio dell’economia e l’educazione finanziaria aprono ad un confronto internazionale di cui c’è interesse nei giovani e nelle loro famiglie, basti vedere anche come sono apprezzati gli scambi tra persone di diversa nazionalità, mentre nel made in Italy si va in un’unica direzione, quella della promozione di noi stessi. Due modalità piuttosto significative che dimostrano come possa cambiare il sistema scolastico al di fuori del percorso legislativo, ma sarà il destino della scuola superiore che non è mai stata oggetto di una vera riforma e che oggi si ripropone. ministro Lombardi, d’intesa con Confindustria, molti progetti sperimentali elaborati nei licei prevedevano l’economia, insieme al diritto, da proporre nell’ottica della cittadinanza, dal momento che dell’educazione civica si erano perse le tracce, nella così detta «area comune», cioè destinata a tutti. La Direzione Generale dell’Istruzione Classica del Ministero, promuovendo un’iniziativa sperimentale sul biennio dell’autonomia, inserì tali discipline nel percorso generale, conferendo ad esse un’impronta di carattere culturale e formativo, da porre accanto alla filosofia, alla storia, alla matematica, e per circa una decina d’anni, seppur in modo precario, esse arricchirono il profilo di tanti studenti. Con la riforma Gelmini per prima cosa furono tolte tutte le attività aggiunte dalle sperimentazioni, si riportarono indietro gli orari ed anche economia e diritto vennero eliminate. L’esperienza però era intenzionata a farsi valere e quindi il compromesso fu trovato nella combinazione tra queste materie e le così dette scienze sociali, derivanti da una rivisitazione di tutte le innovazioni attivate nell’ambito degli ex istituti magistrali. Sebbene si parlava di liceo delle scienze umane, l’economia e il diritto continuarono ad essere confinate nell’ambito di indirizzi, e quasi in un sottoindirizzo, quello economico-sociale, che andava di pari passo con uno più tradizionale, con la pedagogia, psicologia, antropologia. Si trattava di un’opzione curricolare che non ebbe mai molto successo e quindi la maggioranza dei liceali venne privata di tale opportunità. Almeno i programmi erano aperti, volevano abituare gli studenti ad osservare in modo attento e critico il contesto in cui vivono, ad indagare l’agire individuale e sociale, i rapporti giuridici tra le persone. Dal mondo delle professioni in questo settore venne la richiesta di costruire un liceo economico, così come quello aziendale si è impegnato per dare vita a licei paritari con tale vocazione, ma ancora l’obiettivo principale rimaneva inevaso, di valorizzare cioè il pensiero economico e di offrirlo a tutti, nella convinzione che l’economia permei in profondità la vita dei singoli e delle comunità. Il suggerimento non si è perso, perché an-

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