16 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 Alcuni parlamentari della Lega hanno presentato al Senato una proposta di legge che configura opzioni professionalizzanti nei licei classici e scientifici. Sulla scia della sperimentazione dei licei «con curvatura biomedica» in atto nei due predetti indirizzi, i proponenti pensano che la riconosciuta qualificata formazione culturale liceale non dovrebbe essere scissa dall’opportunità di offrire percorsi di approfondimento elettivamente attinenti alla dinamica delle nuove esigenze lavorative, che poi andranno a richiedere di essere perfezionate in un corso universitario. Il liceo proposto si prospetta un luogo deputato al supporto, alla verifica e all’eventuale riorientamento delle migliori attitudini degli studenti promuovendo culturalmente meccanismi di accompagnamento per far emergere le capacità dei singoli in vista del percorso universitario. Un investimento flessibile, articolato in opzioni che sappiano corrispondere alle esigenze del mondo del lavoro. Si tratta di aprire la mente delle professioni con la cultura e la formazione generale e di cambiare il paradigma dell’offerta formativa liceale: da formazione indifferenziata a formazione specialistica con opzioni. Nei licei classici e scientifici può essere attivata un’opzione professionalizzante che fornisce allo studente competenze avanzate negli studi afferenti l’ambito caratterizzante, nel caso citato in precedenza, la sanità umana e veterinaria. I corsi e ricorsi della storia della scuola italiana che hanno costretto le diverse riforme della secondaria superiore a compromessi tra chi la voleva non solo improntata alla formazione generale, ma anche rivolta all’analisi della nostra tradizione culturale e chi la richiedeva più in linea con i cambiamenti sociali e che oggi sono molto pressati dal mondo del lavoro. E qui si richiede un diverso approccio al rapporto tra cultura generale e professionale. Non sarà facile pensare a come poter affiancare le due componenti partendo dalla situazione attuale di rigidità dei curricoli scolastici. Non c’è dubbio che da un lato i giovani soffrano un liceo troppo teorico, non improntato al cambiamento, desiderano un’opzione viva, con contenuti moderni legati all’esperienza, utili all’orientamento anche per chi, come avviene nel biomedico, non proseguirà in tale tipo di studi, e, dall’altro, il lavoro ha sempre più bisogno di cultura, perché le aziende non sono soltanto fabbriche, ma anche organizzazione, economia, scambi internazionali, relazioni sociali. Per fare questo occorre una profonda revisione dell’organizzazione dell’apprendimento: nuovi ambienti, tecnologie, esperienze formative extrascolastiche, ecc., ma anche la cultura generale in quest’ottica nasce dall’approfondimento e dall’ampliamento della dimensione lavorativa, tenendo a riferimento l’internazionalizzazione e la società complessa e valorizzando il lavoro nei precedenti gradi di istruzione, come contenuto nelle indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo del 2012. Un altro aspetto riguarda come ridisegnare l’intero sistema, a partire dalla riforma della filiera tecnico-professionale. Il liceo del made in Italy è l’esempio dello spostamento del baricentro del sistema stesso. Oggi i licei devono trovare un rapporto efficace con gli altri ordini di scuola, altrimenti si manterrà la gerarchia tra di essi anche di fronte alle diverse opzioni, che si deve decidere se devono assumere il carattere culturale, com’è per il biomedico, o spingersi verso performance professionalizzanti che sicuramente farebbero più felici le aziende, e allora non si vede perché solo il classico e lo scientifico e non gli altri licei: per tutti infatti è I LICEI PROFESSIONALIZZANTI Gian Carlo Sacchi, esperto di politiche scolastiche
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