3-4 Marzo-Aprile 2025

15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 farli diventare pianticelle? Basta rispettare le fasi: dal «perché» (3 – 6 anni) al «come» (da 6 anni), al «come si fa» per sempre. Quando la famiglia prende coscienza, i genitori sono «la coppia» e il figlio il legame; è necessario evitare il divario fra ciò che i genitori dicono e ciò che fanno. Anche nella scuola spesso gli insegnanti dicono tanto e fanno poco, indicano a parole ma manca l’esempio. La parte visiva dei mass-media è quasi sempre priva di elaborazione mentale e, quindi, giova poco all’apprendimento; la parte forte è il commento, la didascalia (è e si fa così). Buon maestro è colui che informa, organizza, significa (dà senso), non parla dei ragazzi ma «con i ragazzi». Nessun giovane viene coinvolto se l’insegnante non è coinvolgente. Il disinteresse del docente verso il giovane diventa spesso disinteresse del giovane verso lo studio e, purtroppo, anche verso gli altri. Altrimenti tanto egocentrismo da dove viene? Occorre allenare l’autocontrollo che può essere definito il passaggio dall’egocentrismo protagonista all’adattamento partecipato. È facile per i giovani vivere da sé, più difficile e laborioso imparare ad interagire con gli altri. Non è casuale che l’educazione avvenga sempre in ambiente sociale (famiglia, scuola, chiesa, associazioni, squadre, ecc.): ciò che conta è la finalità sostanziale e non sempre questa appare chiara e definita; alcune aggregazioni cosiddette del tempo libero sono spesso fuorvianti e pericolose (discoteche, ecc.). L’amnesia adolescenziale è il «cestino» in cui vanno conservate le esperienze da non evidenziare sempre ma che continuano ad operare e ad influenzare (inconscio – mito personale) lo sviluppo della personalità. In alcuni adolescenti è palese la paura di crescere, si produce il rischio di regressione e in ciò svolgono un ruolo fondamentale gli adulti. Per alcuni genitori il figlio rimane sempre piccolo, per altri è grande troppo presto: si perde il senso dell’armonia dello sviluppo. Talvolta c’è seminascosto il rischio dell’ipercritica (non va mai bene niente) e del confronto errato (io sono meglio degli altri oppure io non valgo niente, mi va tutto male) Si evidenzia un diverbio di fondo: famiglia affettiva o famiglia normativa? Tenere sempre i figli stretti, per mano, o lasciarli andare subito? Istruirli ed educarli come pensano gli insegnanti o «cogliere i germogli» e aiutare i giovani a

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