13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 chiediamo anche a partire da quale età e livello di scolarità si debba iniziare a lavorare in questa direzione. La risposta è semplice e suffragata da esperienze condotte in Paesi nei quali l’attenzione a contrastare possibili sprechi nell’offerta di opportunità formative, a vantaggio della qualità del sistema scolastico, si è avviata prima che da noi: si inizia a lavorare già dallo spazio educativo 0-6 anni, sul quale il PNRR ha concentrato molta attenzione. L’intervento precoce, infatti, è molto probabilmente uno strumento in più per impedire l’accumularsi di svantaggi che sarebbe sempre più difficile recuperare con l’avanzare dell’età evolutiva e del percorso scolastico. Questa consapevolezza delle opportunità che le competenze non cognitive – in continuità con quelle cognitive e non affatto disgiunte da queste – aprono per contrastare quelle carenze formative che nel tempo si tradurrebbero con ogni probabilità in dispersione scolastica, ci rimanda a un’altra necessità imprescindibile, quella di valutare scientificamente l’impatto di progetti che oggi sono sperimentali e dai quali devono derivare indicazioni metodologiche e didattiche da applicare su ampia scala. Si tratta evidentemente di un percorso impegnativo e di una responsabilità che al di là del valore scientifico rimanda al valore etico del fare scuola. la scuola non riesce a ridurre l’impatto della diversa provenienza socioculturale. Si potrà dire forse che sono cose note, questioni antiche già più volte discusse, ma se è così perché allora non interrogarci su come reagire a questo stato di cose e sperimentare ipotesi di intervento e piste di lavoro forse non ancora percorse in rapporto ai problemi che i dati evidenziano? Quali possono essere le alternative per sostenere i ragazzi e le ragazze laddove le famiglie fragili offrono minori risorse a supporto dei percorsi scolastici dei figli? La sensibilità pedagogica, a livello di ricerca e di lavoro sul campo, è attenta da diverso tempo alla necessità di promuovere negli studenti lo sviluppo delle competenze non cognitive, un bagaglio al quale appartengono capacità come saper comunicare, lavorare in gruppo, tenere testa allo stress, avere fiducia in se stessi, delle quali si riconosce sempre più la rilevanza in ogni ambiente di vita, a scuola come nel lavoro, per esercitare pienamente il diritto di cittadinanza e godere delle opportunità che la società offre. Ma se osserviamo i dati, che ci mostrano come con il progredire della scolarità gli esiti di apprendimento degli allievi provenienti da contesti più fragili accumulino uno svantaggio superiore a un anno di apprendimento rispetto ai figli di chi ha titoli di studio più elevati, ci
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