11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 significato e la direzione – dell’apprendimento? Citando esplicitamente Arendt, egli suggerisce che senso dell’apprendimento, quindi compito dell’insegnante è introdurre l’educando nel mondo e così permettergli di esistere come soggetto. Biesta evidenzia che la scuola non può essere essenzialmente finalizzata alla sola qualificazione o socializzazione, ma deve avere come scopo ultimo e principale la soggettivazione della persona. Certamente l’educazione ha a che fare con la qualificazione, cioè con i modi in cui l’istruzione contribuisce all’acquisizione di conoscenze, abilità e disposizioni che ci qualificano per «fare» qualcosa; ma non può ridursi solo a questo. Inoltre, la vita della scuola deve avere un nesso essenziale con i modi in cui alunni e alunne diventano parte degli ordini socioculturali, politici e morali esistenti; tuttavia, nemmeno con una tale socializzazione è esaurito il compito dell’educazione degli insegnanti. Infatti, puntare solo sulla socializzazione significa limitarsi ad ‘educare’ come se dovessimo «produrre» esemplari di un modello già dato, spesso rafforzando tradizioni ingiuste e disuguaglianze. Biesta individua in quella che egli chiama «soggettivazione» il terzo e più essenziale scopo per l’educazione scolastica: essere un soggetto significa agire, e l’azione inizia con il portare i propri inizi nel mondo. Pertanto, le scuole non dovrebbero essere semplicemente luoghi in cui i giovani si qualificano o socializzano, ma anche luoghi in cui possono agire e, quindi, manifestare la loro soggettività e venire al mondo come soggetti insieme agli altri. Quest’ultimo aspetto è di grande importanza: esistere come soggetto non significa ripiegarsi su se stessi, ma coltivare relazioni di reciprocità, in dialogo con l’altro; uno stato di dialogo all’interno del quale la nostra soggettività non è costituita primariamente dall’interno, da bisogni e preferenze, ma è strutturata dai modi in cui siamo accolti nelle relazioni e ci mettiamo in relazione, rispondendo a ciò e a chi è altro da noi. In tal senso, assumendo la sfida dell’indifferentismo etico e dell’emotivismo, va ripensato oggi l’insegnamento e la vita della scuola. A partire dalla formazione degli insegnanti e dei dirigenti. Gert Biesta, filosofo dell’educazione di origini olandesi, in esso mette a tema alcuni argomenti oggi considerati «scomodi» ma legati al modo in cui consideriamo (o non teniamo in considerazione) la domanda sull’essere esseri umani. In tal modo, critica la diffusione anche nei contesti formativi del neoliberalismo che, con il suo utilitarismo e il suo efficientismo quantitativo, mette in ombra ogni prospettiva finalistica e personalistica. Laddove di scuola si parla e si pratica come di azienda inserita in un mercato, la scuola come scuola entra in crisi. Biesta ha messo magistralmente in luce nei suoi ultimi testi quanto l’imperativo della quantificazione e della produttività, tipiche delle esigenze del mercato neoliberale, sia entrato nel mondo della scuola nella forma della Learnification: con questo neologismo egli allude alla tendenza che mira a esprimere il discorso pedagogico sulla scuola solo in termini di apprendimento misurabile e quantificabile in indicatori di risultato. A ben guardare, si finisce con il dare valore a ciò si misura, smettendo di chiedersi se a ciò che si sta misurando ha senso dare valore. Più in generale, ciò ha messo in ombra una serie di questioni educative cruciali, in particolare riguardo alle finalità dell’insegnamento e al ruolo educativo dell’insegnante. Inoltre, egli osserva che la lernification si manifesta anche nell’abitudine a riferirsi agli insegnanti solo come facilitatori dell’apprendimento. Viceversa, Biesta suggerisce che per superare la crisi della scuola occorre andare oltre l’apprendimento e riscoprire il ruolo educativo dell’insegnante, rimettendo al centro il rapporto tra educazione e mondo (17). Dalla lettura dei suoi scritti emerge che se, come si diceva in premessa, è evidente che la trasmissione delle informazioni è diffusa ben oltre i confini della scuola, va ribadito soprattutto oggi che l’apprendere umano e l’intelligenza umana non sono solo accumulare dati e informazioni. Quale può essere allora, soprattutto, oggi il senso – il 2023. (17) Faccio qui riferimento ad altri due testi di questo autore: Riscoprire l’insegnamento, Raffaello Cortina, Milano 2022; Il mondo al centro dell’educazione: Una visione per il presente, Tab Edizioni, Roma 2023.
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