3-4 Marzo-Aprile 2025

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 sembra imporre, nel nostro cuore può esserci un ordine – e il nostro profilo personale e la nostra postura nel mondo esterno dipende da questo ordine (o disordine interno) – proprio perché le emozioni possono essere illuminate dalla nostra ragione, ma anche illuminarla. E l’educazione, anche a scuola, dovrebbe tenerne conto. Ora, va osservato che, se l’educazione delle emozioni si riduce ad una generica cura i cui obiettivi sono l’espressione, il contenimento, la regolazione e la gestione delle emozioni – come avviene ad esempio affidandosi al costrutto psicologico, molto usato e abusato, di «intelligenza emotiva» – o la ricerca di un certo indeterminato ben-essere individuale e collettivo, non riesce a rispondere ai disagi del nostro tempo. E non riuscirà a farlo finché non si riusciranno a trovare nuovi linguaggi pedagogici per dibattere del bene e parlare ancora di vita buona, riscoprendo il versante etico costitutivo di ogni relazione che voglia essere davvero educativa. La classe può essere un tale spazio; ma ciò dipenderà, prima che dalle strutture fisiche di cui la scuola dispone, dalle risorse o dalle metodologie didattiche, innanzitutto dal profilo umano e professionale dell’insegnante (15). Per una scuola che voglia andare oltre la crisi occorre lavorare sulle competenze emotive e comunicative, in ultima istanza relazionali degli insegnanti. Formare il sentire dei formatori permetterà loro di congiungere nuove forme di educazione affettiva e morale, che possano rispondere ai bisogni costitutivi della persona in quanto persona, attraverso, ma anche oltre, l’apprendimento. Una pedagogia della scuola nel tempo della learnification Oltre l’apprendimento è il titolo di un testo del 2006, solo recentemente tradotto in Italia, ineludibile per chi oggi si vuole occupare di pedagogia della scuola (16). Il suo autore, (15) Cfr. P. Triani, Lo sviluppo della competenza relazionale nella professione docente, in «Essere a scuola» 2020, pp. 12-16. (16) G.J.J. Biesta, Oltre l’apprendimento. Un’educazione democratica per umanità future, FrancoAngeli, Milano cativa come viene spesso individuata? Sembra dover esser misurata prevalentemente, se non esclusivamente, nella capacità di ascolto e contenimento delle emozioni e buoni educatori appaiono quelli che sanno ascoltare e accettare le emozioni, ma anche far vivere nuove e piacevoli emozioni; buoni educatori sembrano quindi quelli che sempre lasciano passare le emozioni, quali che siano, e permettono a ciascuno (e innanzitutto a se stessi) di dare espressione a quello che sente, solo perché lo sente. L’emozione diventa criterio di scelta e di azione – non lo faccio perché non me la sento è la spiegazione di tanti, forse troppi, impegni non presi o non mantenuti. D’altra parte, manifestare le proprie emozioni, quali che esse siano e spesso quali che siano i contesti, assurge a unico e sempre apprezzabile modo di testimoniare la verità di sé. Resta da chiedersi: davvero quella che in questo modo l’essere umano riesce a testimoniare e, innanzitutto, a incontrare è la verità di sé? La constatazione delle tante passioni tristi (13), ci induce a dare una risposta negativa. Da qui l’esigenza di una educazione delle emozioni o, meglio, del sentire. Non abbiamo certo bisogno di una educazione alle emozioni – che sono reazioni immediate ad uno stimolo e che, quindi, ci accadono spesso ben al di là della nostra volta – ma nemmeno solo delle emozioni. Stando al paradigma fenomenologico (14), le emozioni che si riverberano fugacemente nel corpo e hanno, fugacemente, il loro luogo nell’anima, non sono irrimediabilmente sottratte all’ordine del logos in quanto possono, in un percorso davvero formativo, entrare in relazione con le altre dimensioni, quelle più profonde, di noi: possono approfondirsi in affetti e questi in sentimenti. I sentimenti chiamano in causa anche l’aspetto del nostro impegno etico: implicano il dialogo con la ragione e la volontà. Contrariamente a quanto il culto odierno (13) Il riferimento è ovviamente a: M. Benasayag e G. Schmit, L’epoca delle passioni tristi, Feltrinelli, Milano 2004. (14) Cfr. R. De Monticelli, L’ordine del cuore. Etica e teoria del sentire, Milano, Garzanti 2003.

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