3-4 Marzo-Aprile 2025

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 sivamente, ma anche bisogno di riconoscere, attivamente. Lo sbilanciamento sull’affettività o, meglio, sull’emotività si lega a quell’in-differentismo etico di cui si è detto e di uno suo specifico correlato: il culto dell’emozione. È questo il titolo di un testo, ormai non più recente ma ancora attuale, del filosofo M. Lacroix (11). La sua tesi fondamentale può essere così sintetizzata: per secoli il valore delle emozioni non è stato, per lo più, riconosciuto né sul piano teorico, né nei diversi contesti dell’esperienza vissuta, compresa quella educativa; oggi invece, sotto molti punti di vista, la nostra società appare iperemotiva. Ancora una volta possiamo richiamare H. Arendt: parlando del crollo della questione morale, ne individua un altro aspetto caratterizzante nella tentazione di tradurre tutte le esperienze e gli eventi umani in espressioni emotive che sono quelle più a portata di mano: l’atmosfera generale che regna su argomenti di grande spessore etico appare sovente «sovraccarica di emozioni, spesso non di altissimo calibro» (12). Anche oggi, a ben guardare, si può osservare che spesso, in diversi contesti e in anche in quelli che dovrebbero essere «educativi», non ci si impegna in vero dialogo ma si rimane a livello di scambi di parole emotive, retoriche e se-duttive, mentre la significatività di un’esperienza viene rintracciata esclusivamente nella sua capacità di «regalare emozioni». A ben guardare, però, chi oggi, per esprimere la pienezza di un’esperienza, afferma che essa lo/ la ha fatto emozionare, implicitamente accetta che la massima significatività esistenziale raggiungibile sia questa. Analogamente, reputa necessario, e persino doveroso, dare sempre alle emozioni, quali che esse siano e quali che siano i contesti in cui ci si trova, innanzitutto espressione – se devo essere sincero è oggi il frequente incipit di molte argomentazioni – ma poi credito e seguito. Così, anche la qualità di una relazione edu- (11) M. Lacroix, Il culto dell’emozione, Vita e Pensiero, Milano 2002. (12) H. Arendt, Alcune questioni di filosofia morale, cit., p. 11. riconoscere (qualcosa e qualcuno) (9). In primo luogo, infatti, con l’espressione «bisogno di riconoscimento» intendo il bisogno – visibile innanzitutto nel bambino appena nato, ma ravvisabile come costante dell’esistenza umana – di essere accolto, di sentirsi legato a qualcuno da un profondo senso di stima e amore. Se infatti guardiamo un bambino, sin da quando nasce e poi lungo la sua crescita, possiamo riconoscere che, per diventare persone, abbiamo bisogno di essere riconosciuti da qualcuno che con la sua presenza si faccia responsabile di una relazione affettivamente densa. Abbiamo però anche bisogno che questo qualcuno ci permetta di riconoscere qualcosa che siano fini e significati e, più precisamente, significati buoni, quindi valori. Ciò permetterà gradatamente di riconoscere e dare valore ad altro oltre noi stessi, quindi anche agli altri. È con ciò descritto l’aspetto etico del bisogno educativo di riconoscimento. Detto diversamente: ogni essere umano per fiorire come persona, ha infatti bisogno non solo di vicinanza e intimità, ma anche di avere una mappa per cominciare a camminare nel mondo, ad abitarlo eticamente, dando sempre più realizzazione alla sua costitutiva capacità di significazione dell’esperienza. Ora, va osservato che oggi, del bisogno di riconoscimento, quando lo si consideri, si riconosce per lo più solo l’aspetto affettivo. A molti sembra che, occupandosi delle emozioni – della loro espressione, regolazione e gestione – sia esaurito il compito di aver cura della persona. Sempre più diffuso è infatti lo sbilanciamento delle relazioni educative sul loro versante emotivo-affettivo, a discapito di quello etico (10). Non si intende qui certamente sostenere che il primo non sia importante, semmai precisare che una relazione è davvero educativa se risponde al bisogno di riconoscimento che è sempre indissolubilmente bisogno di essere riconosciuti, per così dire pas- (9) Cfr. A. Bellingreri, M. Vinciguerra, Il bisogno educativo. In A. Bellingreri (ed.), Lezioni di Pedagogia fondamentale, ELS La Scuola, Brescia 2017, pp. 397-413 (10) G. D’Addelfio – M. Vinciguerra, Affettività ed etica nelle relazioni educative familiari, FrancoAngeli, Milano 2021.

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