3-4 Marzo-Aprile 2025

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 insegnanti e dirigenti. Per alcuni di loro si può parlare di una particolare adiaforia pedagogica, termine con il quale si allude all’indifferenza rispetto al compito di educare (7). D’altra parte, la pretesa di un insegnante – come di qualsiasi educatore – di «mantenersi neutrale» è fittizia e pericolosa. Lo stesso stare nella relazione, il modo di abitarla e i linguaggi con cui lo si fa, sono già una posizione, di grande rilievo agli occhi dell’educando. Inoltre, spesso si rinuncia ad esercitare autorità educativa e a donare una specifica consegna educativa perché si ritiene – e lo pensano gli adulti, prima che i ragazzi – che la presenza dell’autorità rende impossibile l’esercizio della libertà. A ben guardare, in questo presupposto si radicano due visioni inadeguate tanto dell’una, quanto dell’altra: la libertà viene intesa e vissuta come possibilità indiscriminata di scelta – se tutto va ugualmente bene, basta che la scelta sia espressione di una qualsivoglia preferenza –, mentre l’autorità viene intesa come esercizio di forza. Su questo secondo aspetto, Arendt chiarisce che «dove si impiega la forza, l’autorità ha fallito» (8). D’altro canto, la vera autorità educativa non è neppure persuasione: né con l’una né con l’altra ottiene obbedienza. Piuttosto, ella afferma anche che l’autorità si realizza dove c’è un ordine gerarchico, dove quindi ci sono delle differenze che aiutano la crescita o, meglio, l’innalzarsi di ciascuno a partire dal dono ricevuto assunto come fondamento della propria ricerca di senso. L’autorità in parola si potrebbe anche chiamare autorevolezza ed è intessuta di responsabilità. Una pedagogia della scuola nel tempo del culto delle emozioni La difficoltà nell’assumere la responsabilità della consegna educativa oggi si lega all’incapacità di rispondere al bisogno educativo di riconoscimento, espressione con la quale intendo qui sia il bisogno della persona di essere riconosciuta (da qualcuno) sia il suo bisogno di (7) Id., Imparare ad abitare il mondo. Senso e metodo della relazione educativa, Mondadori, Milano 2015, p. 121. (8) H. Arendt, Tra passato e futuro, cit., p. 132. questione morale (4). Essa può essere descritta nei termini usati da Hannah Arendt: come crollo della validità oggettiva degli standard morali; infatti «sul piano teorico ci ritroviamo oggi nella stessa esatta situazione in cui il Settecento si trovò per quanto riguarda i semplici giudizi di gusto. […] senza possibilità di disputa e di accordo reciproco, all’insegna del de gustibus non disputandum est» (5). A questo crollo, Arendt lega la crisi dell’autorità e la crisi dell’educazione, soprattutto nei testi che sono contenuti nella raccolta intitolata Tra passato e futuro. Essa si apre un emblematico verso del poeta R. Char: la nostra eredità non è preceduta da alcun testamento. La filosofa spiega che il testamento è ciò che lega i beni e i tesori del passato a un momento futuro: elencandoli sancisce ciò che sarà legittima proprietà degli eredi. Potremmo dire che senza testamento, non solo si disperdono i beni ma soprattutto si smarriscono coloro che avrebbero dovuto ereditarli. Rispetto all’esperienza della Resistenza, Arendt osserva che coloro che l’hanno vissuta abbiano avuto un tesoro tra le mani, ma non l’abbiamo saputo donare alle generazioni più giovani. E nel considerare questo ci conduce a chiederci: quale effetto ciò produce su queste ultime? Suggerisce che per loro è diventato estremamente difficile essere initium di cose nuove, cioè diventare protagonisti della propria esistenza dandovi senso. Nella prospettiva di una riflessione di senso sull’educare, emerge che innanzitutto che la prima responsabilità della crisi dell’educazione e da rintracciare nella crisi della vera autorità educativa: la crisi dei «figli» è crisi dei «padri». Emerge altresì che l’educazione, ricondotta alla sua essenza, è un dono, una consegna (6). Cogliendo questi spunti arendtiani possiamo cominciare a osservare che uno sguardo pedagogico sulle crisi della scuola attuale, coglie innanzitutto la crisi nella postura educativa degli adulti che la abitano: in primo luogo (4) R. De Monticelli, La questione morale, Raffaello Cortina editore, Milano 2010. (5) H. Arendt, Alcune questioni di filosofia morale, Einaudi, Torino 2006, p. 104. (6) A. Bellingreri La consegna, Scholè, Brescia 2019.

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