2 Anno LXXXIII Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2026 Qual è, oggi, la speranza che “non delude”? Quali speranze nutrono il nostro sguardo sul futuro? Su quali fondamenta edifichiamo i progetti della vita, le attese, i sogni? E la società, a che speranza collettiva attinge? Manuela Trinci, psicoterapeuta che da una vita lavora all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, in un libro bellissimo (3) racconta i modi, tutto sommato molto semplici, che permettono di non far spegnere la speranza e con lei la gioia e la vita nei bambini impegnati in malattie lunghissime e cure complesse. Nessuno vuole essere disperato ma non si può comandare la speranza come non si può comandare l’amore. Però, senza amore che vita è? E senza speranza che vita è? E allora, come fare? Prendiamo la scuola. In effetti fra i banchi di scuola arrivano a volte anche bambini e bambine, ragazzi e ragazze (già) disperati. Cos’è capitato in mezzo, fra la nascita e la scuola non lo sappiamo, spesso non abbiamo proprio idea. Quando si dice che a scuola arriva il mondo così com’è si intende proprio questo, che arriva anche la sua mancanza di speranza. Speranza che a scuola ha almeno due facce. Quella dei genitori e quella dei figli. Una buona parte dei genitori è insieme ambiziosa e disincantata. Vogliono il meglio assoluto per i figli e protestano, non accettano la minima mancanza dall’insegnante o dalla scuola, vogliono il meglio come forma di protezione, perché hanno paura del futuro e il meglio è quello che immaginano come più sicuro in termini di lavoro e denaro. Sono convinti che dare tutte le opportunità protegga dalle incertezze del futuro. Poi però c’è anche la speranza dei ragazzi che, pur vivendo dentro la paura dei genitori continuano a sentire la forza della propria originalità. Chi insegna è consapevole ogni giorno di trovarsi in mezzo fra le aspettative della famiglia e la speranza, il desiderio fon- (3) Il mio letto è una nave, ed. La nave di Teseo/Fondazione Meyer 2024 in sé una promessa di risposta alle proprie aspirazioni che si manifestano via via (1). In un mondo in cui apparire è più importante che essere, in cui fare è necessario e stare sempre più difficile, come è possibile uscire da questa corsa e vivere liberamente le emozioni? In un mondo in cui la performance e la nostra immagine sono ciò che conta, come si accetta di fallire, di essere fragili? Come possiamo dare valore a questa fragilità e apprezzare i nostri limiti e le nostre debolezze? Come possiamo amare le debolezze altrui, perdonare chi intorno a noi si mostra fragile ed umanamente sbaglia? Non imporsi di essere sempre felici, ma accettare di attraversare anche il dolore e l’inquietudine? Verso dove si cammina per trovare un senso? Quali sono i valori di questa nuova società e i giovani in cosa possono scegliere di credere, cosa vogliono abbattere e ricostruire? (2). (1) https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-più-bella-sfida-per-la-scuola-riuscire-a-insegnare-la-speranza [adatt] (2) Cercatori di domani Paola Bignardi 2/9/2025 https:// www.avvenire.it/opinioni/pagine/cercatori-di-domani
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