Gennaio-Febbraio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 30 Cosa dovrebbero fare i giovani della loro vita, oggi? Molte cose, ovviamente. Ma la cosa più audace è quella di creare comunità stabili in cui la terribile malattia della solitudine può essere curata (Kurt Vonnegut) Come ci insegna Edgar Morin finalità della comunità scolastica è insegnare a vi- vere assieme, liberi e critici; insegnare la comprensione intellettuale e soprattutto la comprensione umana. E se l’atto di spiegare basta alla comprensione intellettuale e chia- risce le ignoranze, niente può per avviare la comprensione umana che risiede nell’inter- soggettività, che percorre le strade dell’em- patia, della simpatia, del riconoscimento. E risolve le incomprensioni delle relazioni di cui è tanto malato il nostro mondo. È per- severando con la comprensione umana che scaliamo le forme migliori dell’individuali- smo: l’autonomia, la responsabilità, le li- bertà abbattendo l’egoismo, la solitudine, l’angoscia (1) . Alla luce di quanto sopra la Peer Educa- tion (PE) appare come un metodo assai valido tra utilizzare nelle nostre comunità scolasti- che. È un metodo e come tale definisce un procedimento da seguire per il perseguimen- to di uno scopo secondo un ordine e un piano prestabiliti in vista del fine programmato. La PE è anche una strategia perché pro- getta, prepara e coordina azioni e mezzi che consentono di raggiungere un obiettivo di lungo periodo. La peer education (letteral- mente: educazione tra pari ), infatti, descri- ve diverse situazioni formative caratterizzate da apprendimento partecipativo; la defini- zione che maggiormente si presta al conte- sto scolastico è: strategia educativa volta ad attivare un processo naturale di passaggio di conoscenze, emozioni, esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri mem- bri di pari status (2) . La PE è sostenuta dalla consapevolezza che la modalità trasmissiva e verticale del sapere e delle conoscenze, basata su una re- lazione asimmetrica tra un esperto che inse- gna e un discente che ascolta, è inadeguata soprattutto nell’ambito della prevenzione e della promozione della salute. Nella PE in- fatti è un piccolo gruppo di pari, adeguata- mente formato, che opera attivamente per formare e informare il resto del gruppo di appartenenza. Elevato è il ruolo svolto dalla comunicazione tra i pari, una comunicazione relazionale, contestuale e meta-contestuale che accende il significato dei processi e delle azioni rivolti ad un fine condiviso; una comu- nicazione bidirezionale che attiva confronti equipotenti su problemi e problematiche in- dividuali o collettivi che valorizzano la pro- spettiva che ciascun attore del processo par- tecipa al gruppo. Allo stesso modo, sempre significativo è il contesto, legato alle espe- rienze comuni, che contribuiscono a definire l’oggetto del conoscere. Utilizzata negli ultimi decenni nell’ambito dell’educazione alla salute attraverso pro- grammi-percorsi rivolti agli adolescenti e ai pre-adolescenti, proposta come strategia per lo sviluppo delle competenze psico-sociali, è bene rivalutarla come architettura colla- borativa che facilita la costruzione sociale LA PEER EDUCATION , STRATEGIA EFFICACE PER VIVERE E LAVORARE INSIEME Caterina Spezzano, Dirigente Tecnico - Presidente regionale UCIIM Lazio (1) Edgar Morin, Insegnare a vivere, manifesto per cambiare l’educazione , Raffaello Cortina Editore, Milano, 2015. (2) V alerio A ntonietti , L’educazione nel gruppo dei pari: fare i conti con il rischio in adolescenza , in «Gruppo Abele», suppl. al n. 3/2008, Torino.
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