Gennaio-Febbraio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 28 so l’alunno e senza il quale l’insegnamento perde attrazione, credibilità e non produce apprendimento. Alcuni vanno a scuola per- ché obbligati, altri solo perché mirano ad un titolo di studio, comunque raggiunto. Ep- pure non c’è educazione e vera formazione senza sollecitazioni e correzioni, che devono però avvenire in clima di incontro e persua- sione. Correggere è azione pedagogica, non farlo è incuria, omissione. La correzione non è mai disgiunta dall’amore e dall’intenzione di servire l’educando per meglio orientarlo, guidarlo, sorreggerlo. Il presupposto della correzio- ne sta nella realtà universale dell’errore , presente anche nel percorso formativo. Del resto, quale ragione avrebbero il pensie- ro pedagogico e la relazione magistrale se l’allievo avesse già in sé tutte le condizioni e le garanzie per poter procedere da solo? Nell’esperienza fatta come alunni, molte persone possono avere sperimentato modi della correzione esagerati, mal posti, perfi- no violenti. Fa riflettere il fatto che spesso chi ha sperimentato la correzione dolorosa la riproduca se, a sua volta, diventa inse- gnante. In non pochi casi il docente si con- vince che soprattutto le personalità ribelli vanno educate con durezza, con cattiveria, con ostinazione. Chi scrive ha visto com- minare punizioni correttive inaccettabili: la messa in ginocchio su grani di ghiaia, la proibizione di andare al bagno per lunghe ore, la segregazione dell’alunno in luoghi angusti e bui. Troppo immaginario negati- vo riaffiora nel comportamento di taluni insegnanti! «Fratelli, se uno viene sorpreso in qualche errore, voi, che avete lo Spiri- to, correggetelo con spirito di dolcezza»(Gl 6,1). a volte mettendolo a suo agio, a volte so- spingendo una risposta che fatica a formar- si, a volte per un bisogno di testimonianza. L’alunno è costretto non solo ad affermare ma a confermare e il disagio della risposta può dare maggior senso alla domanda. Così si forma la fiducia , prima accennata e poi convalidata, che gli consentir à di diventare membro della comunità in educazione . Al nostro bisogno di dare ordine alle in- terrogazioni può servire solo una risposta: valutare caso per caso, con la costante della ricerca del maggior vantaggio per l’interro- gato. Niente tranelli, niente sotterfugi, solo il servizio alla verità incarnata nella persona. Si può concludere che il vero movente delle interrogazioni è l’amore se il docente sente che la sua presenza e la sua funzio- ne sono finalizzate a « far maturare l’uo- mo dove, prima, c’era l’infante, il tenero mammifero». La riprova del valore morale dell’interrogazione si ha quando, sostituen- dola con affermazioni, il dialogo rimane senza motivazione e si perde la tenerezza dell’incontro, trasformato da rapporto a due in una semplice dichiarazione dal basso va- lore formativo. La correzione e la sollecitazione «Meglio un rimprovero aperto che un amore nascosto»; «Chi corregge un altro tro- verà alla fine più favore di chi ha una lingua adulatrice» (Proverbi 27,5; 28,23). Tra famiglie iperprotettive e insegnanti, spesso lasciati soli, si creano a volte situa- zioni di scontro soprattutto nei casi di ne- gligenza nella studio o di comportamento scorretto. È venuto meno il principio di au- torevolezza, che s’inclina dal docente ver-
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