Gennaio-Febbraio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 27 L’interrogazione L’osservazione dei modi quotidiani della didattica sembra convincere che i docenti vi- vono l’interrogazione, la richiesta, l’accer- tamento con sempre maggiore disagio, quasi imbarazzo. Si è diffuso l’uso della prova co- mune scritta a tutti gli alunni, in contem- poranea, adducendo che tale modo risulta più rapido, salvo poi ad esibire correzioni, verifiche sempre più superficiali. Viene così a mancare il rapporto interpersonale o di gruppo ristretto, che evidenzia la sostanza della relazione personale, che precede e condiziona sempre quella specificamente di- dattica. È opportuno tornare sull’argomen- to, che può risultare secondario soltanto a coloro che addestrano; chi educa, chi forma veramente ha bisogno di «provare» la natu- ra del rapporto con le persone, che gli sono affidate e che ha il compito di aiutare a cre- scere. L’interrogazione è un procedimento della mente , che può esprimersi con parole o con gesti che servono a rapportarsi con un interlocutore. È centrale al comportamento didattico e risponde a parecchie istanze. Si interroga per sapere, per risvegliare l’atten- zione, per scuotere, per indicare, per asso- ciare l’interlocutore in una ricerca, per sta- bilire un contatto , per stimolare la mente, per coinvolgere in un problema, per avere una risposta, per avere una conferma, per controllare l’altro, per supportare la corre- zione, per aiutare. È una forma efficace della conoscenza, che può precedere o seguire la risposta ed è sempre utile sia all’interrogante che all’in- terrogato. È il reciproco dell’affermazione, ma questa può essere diretta, può ottenere condivisione o astensione od opposizione e, sul piano psicologico, implica la compromis- sione dell’interlocutore. Interrogazione e affermazione (o spiega- zione) sono elementi portanti del dialogo educativo, anche se a diverso regime di di- rettività. La spiegazione è direttiva perché compor- ta la direzione dal docente, che sa, verso il discente, che aspetta la notizia, il ragiona- mento, l’informazione, la soluzione. Lo stile direttivo mette in attesa l’attività mentale degli allievi e può essere usato brevemente perché faticoso e passivo. Quando il docente vuole «coinvolgere più direttamente» gli allievi, abbassa la diretti- vità, apre la relazione al dialogo, sollecita gli interventi e chiede di esprimere pareri, affermazioni, dubbi; spesso l’apertura del dialogo avviene con domande dirette o indi- rette, vere o retoriche. L’educatore esperto interroga non per conoscere ma per aprire al dialogo, per av- viare la formazione. Diversamente da Socra- te, che si definiva ignorante, il docente può affermare: « Io vi indico la via verso la veri- tà e verso la vita» e non può che dire così perché il servizio sia davvero autentico. Le interrogazioni riportate nei vangeli sono più di centoventi e rappresentano, dunque, una prassi consolidata del Maestro. L’interrogazione può essere modo spontaneo della comunicazione , psicolo- gicamente efficace per promuovere attività mentale, riflessività, collaborazione, talvol- ta sorpresa e, quindi, ricerca della risposta. Le interrogazioni verso la quasi totalità degli allievi possono avvenire con modalità prag- matica ma esprimono anche una esigenza; non c’è una regola, un metodo definito ma una istanza interiore del docente, una for- ma di rispetto verso l’altro , un modo per « suadere» invece che imporre. In definitiva, l’insegnante usa l’interroga- zione come momento dialogico, dal quale sa che si produrrà un vantaggio per l’alunno, RIFLESSIONI SU STRUMENTI DIDATTICI Franco Martignon, già Dirigente tecnico
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