Gennaio-Febbraio 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 21 Da una cittadinanza «unitaria» ad una pluralità di cittadinanze Il punto di partenza di questo breve in- tervento non può che essere individuato nel concetto stesso di «cittadinanza». Tradizionalmente, il concetto di cittadi- nanza richiama la duplice funzione di «in- clusione» ed «esclusione» dei soggetti da un determinato gruppo, venendo utilizza- ta, da un lato, al fine di individuare il sin- golo come parte del gruppo e, dall’altro, al fine di escludere gli altri soggetti che non rientrano nel medesimo gruppo (1). Era questo, nella sostanza, il concetto di cittadinanza adottato dai greci prima e dai romani poi: un concetto unitario, volto ad individuare in maniera netta chi faceva par- te di una comunità (i cittadini della Polis) e chi ne era escluso (i barbari) (2). Con l’insorgere degli Stati nazionali il concetto di cittadinanza si è ulteriormente sviluppato, giungendo a individuare il citta- dino come il portatore di interessi giuridica- mente riconosciuti che dovevano ricevere adeguata tutela anche da parte di tutti gli altri cittadini. Negli Stati moderni in sostanza la cittadi- nanza ha finito per essere intesa come « di- ritto ad avere diritti » non soltanto tutelati dallo Stato ma anche tutelati nei confronti dello Stato (3). È stata, tuttavia, proprio l’esigenza di tutelare le articolate posizioni giuridiche soggettive che ha comportato, a livello sia dottrinario sia politico, una crescente con- sapevolezza dell’esistenza dei cosiddetti «diritti umani universali», riconosciuti - o quantomeno da riconoscere (4) - anche a prescindere dal concetto di cittadinanza. Lo spazio riservato ai diritti ha dunque iniziato a muoversi al di fuori dei tradi- zionali confini della cittadinanza ed al di fuori della concezione di Stato nazionale: a partire, dunque, da tale momento stori- co - il cui avvio viene convenzionalmente individuato nella sottoscrizione il 10 di- cembre 1948, a Parigi, della Dichiarazione universale dei diritti umani - il concetto di cittadinanza ha iniziato a perdere la tradi- zionale unitarietà che lo aveva connotato nei secoli precedenti, facendo spazio ad un’accezione sempre più aperta e poliva- lente di detto termine. Quanto precede d’altronde ha trovato e trova un’evidente conferma in quanto statu- ito dall’art. 9 del Trattato sull’Unione Euro- pea secondo cui la cittadinanza dell’Unione « si aggiunge » alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce (5). È, dunque, nell’ambito di questa cornice - costituita da un’accezione del termine «cit- tadinanza» sempre più aperta e polivalente - che è nato e si è sviluppato il concetto di IL NUOVO CODICE DELL’AMMINISTRAZIONE DIGITALE ED IL CONCETTO DI CITTADINANZA DIGITALE Claudio Boccia, già Consigliere di Stato (1) Per un inquadramento generale del tema si rimanda alla lettura di R igo E. , Europa di confine , Roma, Meltemi, 2007. (2) Sul punto, tra i vari, C osta P., Cittadinanza , Bari, Laterza, 2005. (3) In proposito si veda S poto G., « La cittadinanza e la riscoperta della persona nel diritto privato europeo », in Contratto e Impresa, n. 2 del 2013, pagg. 696 e ss. (4) Sulla scarsa effettività dei diritti umani in assenza di una «intermediazione» statale si vedano le ormai fa- mose riflessioni di Hanna Arendt in Le Origini del Totalitarismo , 1971. (5)  P inelli , voce «Cittadinanza europea», in Enc. del dir., Annali, Giuffrè, 2007, pag. 181.

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