Gennaio-Febbraio 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 18 dello scienziato. Quella fede nelle potenzia- lità del numero e della geometria euclidea che Galileo (padre della nuova scienza) vede- va insite nella struttura dei processi naturali e gli faceva superare la barriera ostativa di una strumentazione tutt’altro che perfetta. A questo punto il discorso ci porterebbe lontano. Basta quello che abbiamo detto per ribadire che il genio non è un sogget- to al di là della norma dello spirito umano. I suoi improvvisi lampi che illuminano la realtà delle cose, con conseguenti epoca- li svolte di pensiero, sono normali atti di questo spirito nel naturale processo evo- lutivo di autodeterminazione, il quale non avviene con continuità, ma a sbalzi, che attualizzano potenzialità della mente quan- do il senso comune è in grado di recepirle. Questo, se è vero – come ci sembra -, potrebbe essere un monito per il sistema scolastico contro i tentativi, periodicamen- te risorgenti, di una apartheid di presunte individualità geniali, con lo scopo di fa- vorirne lo sviluppo senza gli ostacoli della normalità impediente propria di un conte- sto scolastico composito. Il che sarebbe, comunque la si voglia chiamare, una inop- portuna discriminazione sul lato morale, senza per altro quelle prevedibili ricadute sulla crescita dell’eccellenza. Per non dire che la scuola, e soprattutto quella pubbli- ca, deve avere come fine l’uguaglianza del- le opportunità tra soggetti socialmente di- somogenei e non la selezione punitiva nei confronti di quelli in partenza svantaggiati. nel ruolo dei numeri interi nella razionali- tà della natura che lascia intuire allo scien- ziato una legge che avrà – come da subito avrebbe avuto – inoppugnabili conferme. Come, in primis, la conferma insita nella leg- ge della gravitazione universale di Newton. Una legge, quest’ultima, che, grazie alla regolare decrescita della forza interattiva in proporzione inversa al quadrato della di- stanza, per cui alla distanza doppia la forza scema del quadruplo e alla distanza tripla si riduce alla nona parte in intensità, si ren- de accessibile anche ad una mente adusa al computo aritmetico degli interi, mentre riporta al massimo di semplicità lo studio di disparati fenomeni piuttosto comples- si, unificandone la causa efficiente. Sicché quando viene confermata dalla conseguen- te regolarità del moto dei corpi celesti se- condo la cinematica ben conosciuta, sarà un punto di richiamo per gli scienziati allorché, nell’indagine su un determinato fenomeno, i dati dell’esperienza ne risulta- no in qualche modo similari. Ci riferiamo, per citare l’esempio più conosciuto, alla legge che regola l’interazione tra cariche elettriche, che della anzidetta riproduce anche la formula alge- brica. La quale invano si sareb- be potuta enucleare per via di esperimenti se non ci fosse stata quell’altra legge a richiamare una regolarità analoga nelle in- terazioni dei corpi materiali. Le molte conferme che sono venu- te dopo, conseguenti alla vali- dità di essa nei fenomeni elet- trici su larga scala, non fanno scemare il coraggio dello scienziato nel pensarla vera indipendentemente da esse. Proprio con riferimento alla legge di Cou- lomb, abbiamo letto - nel commento (di auto- re ignoto) a un film didattico sulla esperienza illustrativa della stessa - che «lo scienziato saggio ha un gusto sviluppato per la buona forma delle leggi e spesso afferra la legge giusta da pochi fatti. Tirare ad inventare in modo oculato ma sbrigativo è sempre buo- na scienza se poi si controlla il risultato». In questo ordine di idee, non è lo strumento che opera il «miracolo», ma il coraggio e la fede

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