Gennaio-Febbraio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 13 teresse. Tu cerchi delle galline?». «No», disse il piccolo principe. «Cerco de- gli amici. Che cosa vuol dire “addomestica- re”?». «È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”». «Creare dei legami?». «Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila vol- pi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bi- sogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo». Il passo successivo è quando il maestro, come il buon pastore, riconosce dalla voce le sue pecorelle (alunni), come è capitato a me, dopo venticinque anni dall’ultima vol- ta che avevo sentito un mio alunno: «Ma se tu mi addomestichi, nella mia vita ci sarà un sole. Riconoscerò un rumore di passi che sarà differente da qualsiasi altro. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra, il tuo mi chiamerà fuori dalla tana, come una musica». E, alla fine del rischio educativo corso, la grazia è quella di saper «vedere» con il cuore, effetto collaterale dello sguardo edu- cante, così espresso ne Il Piccolo principe: «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». no del miracolo delle noci che fra Galdino racconta per smuovere la generosità nella questua delle noci, anche qui la pazienza educativa, che però si trasformerà in perdi- zione per il figlio il quale, avendo avuto un raccolto abbondante, non ha dato niente al frate questuante del convento dei cappucci- ni di Rimini. Parte del disorientamento giovanile at- tuale è legato alla debolezza di un’incerta presenza adulta, insegnano gli adulti « come l’uom s’etterna » o continuano nel gioco dell’effimero, del passeggero? Dobbiamo in- terrogarci su questo, consapevoli che le per- sone, come ricordavamo all’inizio, sono rese persone attraverso altre persone. Qui c’è sì la libertà del soggetto, ma c’è anche la responsabilità del soggetto, ci sono le varie responsabilità che ognuno deve far proprie e quindi ci deve essere questo modo generati- vo di porsi in relazione con gli altri, perché ognuno possa imbattersi davvero nel signi- ficato più profondo della propria esistenza. Per concludere, voglio fare riferimento a un testo, Il piccolo principe , di Antoine de Saint-Exupéry (6). Questo testo è come Le avventure di Pinocchio che si dice essere un testo per bambini ma poi non lo è. Educare, come diceva Dostoevskij, equivale ad amare e «amare un uomo significa capirlo come era nelle intenzioni di Dio», non come è nelle nostre. Leggiamo ora un brano tratto dal capito- lo XXI de Il piccolo principe e guardiamo a questo brano, considerando «addomestica- re» come sinonimo di «edu- care»: «Che cosa vuol dire “addomesticare”?» [ Educare] . «Non sei di queste parti, tu», disse la volpe, «che cosa cer- chi?» «Cerco gli uomini», disse il piccolo principe. «Che cosa vuol dire “addo- mesticare”?». «Gli uomini» disse la volpe, «hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo in- (6) A ntoine D e S aint - E xupéry , Il Piccolo principe , Milano, Bompiani, 1991 (XXIII ed.)
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