Gennaio-Febbraio 2020
12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 per scelta, ritirandosi a parlare virtualmente con qualcuno attraverso i social, non parlan- do fisicamente con qualcuno ma solamente virtualmente… ma un conto è parlare con la mamma, con il papà, con il fratello, con l’a- mico, con il sacerdote, è la parola che salva. Il maestro deve proporre, prospettare, suggerire per cercare di scuotere questa so- litudine, noi abbiamo un potere di vita o di morte sui ragazzi. A questo proposito la sfida che hanno gli insegnanti potrebbe essere la stessa sfida che Ovidio narra nelle Metamor- fosi . Uno scultore, deluso da tutte le donne incontrate nella vita, s’innamora della don- na ideale che lui aveva scolpito nel marmo, il suo trasporto è tale che gli dei trasformano la statua in una donna in carne ed ossa. Il mito è usato per descrivere lo sguardo edu- cativo, cioè il cosiddetto effetto Pigmalio- ne , per il quale se un docente, ma vale an- che per un genitore, un educatore, guarda un alunno convinto che farà bene, genererà in lui tale fiducia di sé, che nella quasi to- talità dei casi, anche a fronte di un’inade- guata disposizione iniziale, otterrà risultati positivi, l’effetto vale anche al negativo, se sono convinto che tu non vali niente, l’effet- to sui risultati sarà coerente anche di fronte a buone capacità. Lo sguardo educante non è mai neutro ma sempre profetico nel bene e nel male. Io mi ricordo certi consigli di classe a ini- zio anno in cui già si sapeva chi doveva esse- re bocciato o promosso… diamo fiducia! Per riprendere il tema che stiamo trattan- do, «Educare: rischio e grazia», è chiaro che io sto parlando dei rischi ma voi vedete an- che la grazia, sono due concetti molto vicini. Anche per Gesù si può parlare di un rischio educativo! Con i discepoli che si ritrovava… Don Giussani ricorda due episodi, vere icone bibliche sull’educazione, io ne aggiungo altri due. Il primo è quello dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-53), un brano che mi ha sempre entusiasmato e sul quale mi riprometto, pri- ma o poi, di scrivere. Questo episodio ci rap- presenta! Gesù vede questi due che parlano delusi, li lascia fare e a un certo punto si inserisce, quasi con timidezza, ed è proprio nel momento in cui lo riconoscono che lui sparisce. Gesù è un modello di maestro non invadente! Lui rispetta la libertà degli altri, lui dice quello che ha potuto, poi li lascia continuare nel cammino verso Gerusalem- me, dove arriveranno con le loro convinzioni. Poi l’altro episodio, quello del «Figliuol prodigo», come siamo stati abituati a chia- mare questa parabola evangelica, meglio del «Padre buono» (Lc 15, 11-32), questo padre, questo educatore rispetta la libertà del figlio che vuole andare per la sua strada. Un figlio che ha avuto la tracotanza di andare dal pa- dre a dirgli in faccia: «Tu per me sei morto! Dammi l’eredità che mi spetta.» E lui lo la- scia andare, non gli dice niente, come niente dirà al suo ritorno, quando il figlio parte il padre manifesta il suo dolore e, forse nella preghiera, aspetterà il suo ritorno e quando ritorna non gli farà la predica, ma darà il via alla festa per il figlio ritrovato. Ė quindi uno che ha saputo accettare fino in fondo, con sacrificio supremo, il rischio educativo. Questi sono i due brani citati da don Gius- sani, io aggiungerei anche Luca 13, 1-9, la parabola dell’albero che non produce frutti: «lascialo ancora quest’anno…». Qui, oltre al rischio educativo, c’è la pazienza educativa che non guasta! Questa pazienza educativa la troviamo nel capitolo terzo dei Promessi Sposi nel bra-
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