Gennaio-Febbraio 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 11 incassare un brutto voto che il figlio prende e anziché indagare sul perché del fallimen- to, si fa ricadere la colpa sul professore, or- mai i genitori sono diventati i «sindacalisti dei figli». I ragazzi non riconoscono più l’autorità né del docente né del genitore, perché l’autori- tà è stata confusa con l’autoritarismo e per lo più sono sensibili all’esempio, quando chi propone è credibile e sa trasmettere anche le sue esperienze di vita. A questo proposito diceva Paolo VI, nel suo documento Evange- lica testificatio, quando si parlava di nuova evangelizzazione, che «la società contempo- ranea ascolta più i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri li ascolta perché sono testimoni». Ci deve essere questa uniformità e coe- renza di vita nel maestro che attrae gli alun- ni, come anche il premio Nobel Elias Canetti (1905-1994), ha ricordato nella sua autobio- grafia: «ogni cosa che ho imparato dalla viva voce dei miei insegnanti ha conservato la fi- sionomia di colui che me l’ha spiegata e nel ricordo è rimasta legata alla sua immagine. È questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo». Quando tu leggi agli alunni l’ Infinito di Le- opardi, di cui ricordiamo i duecento anni di composizione (1819-2019), «duecento anni d’immensità» (Rondoni), questi ragazzi si accorgono del valore che tu dai a quella let- tura e non c’è niente di più bello che vedere i ragazzi con gli occhi sgranati che ascoltano quello che tu dici. Capita raramente, ma ca- pita! Ascoltiamo, sempre a proposito dell’im- portanza del maestro, la bellissima testi- monianza di Dante Alighieri nel canto XV dell’Inferno , quando incontra il suo maestro Brunetto Latini e dice questa espressione, che davvero si dovrebbe scrivere a caratteri cubitali nelle scuole: «La cara e buona im- magine paterna di voi / (per Dante il suo ma- estro era quasi padre) quando nel mondo ad ora ad ora / mi insegnavate come l’uom s’et- terna». «S’etterna» è un neologismo dante- sco, cioè Brunetto Latini insegnava come l’uomo deve diventare eterno, come l’uomo può aspirare a non morire mai. Oggi i nostri ragazzi, pur avendo la libertà sono tanto soli, mai come oggi, molte volte l’educazione che, attraverso piccoli rischi, piccoli passi, ci introdurrà a quella che viene chiamata la realtà totale. In questa realtà totale sappiamo che tutto si presenta a noi come evento, anche questa parola ha a che fare con il latino da e- ve- nio - vengo da , questo interpella profonda- mente la nostra libertà per aderire a quello che andiamo scoprendo. Dobbiamo educare i ragazzi a porsi delle domande. Perché ci sono le cose? Che senso hanno? E queste cose come devo affrontarle? Preferendo a un ap- proccio intellettivo quello che don Giussani ha chiamato all’inizio del suo libro un ap- proccio sapienziale ( săpĕre in latino indica anche il gusto, ciò che è relativo alla papilla gustativa). La sapienza è il gusto delle cose ed è que- sto ciò di cui i ragazzi hanno maggiormente bisogno. C’è bisogno di qualcuno che mostri loro il gusto delle cose o li aiuti nell’appiatti- mento che sappiamo da dove viene, dai gio- chi che i ragazzi fanno, dalle ore passate sui social . La libertà dell’uomo è quella che è chiamata in causa in questo processo di au- torealizzazione, in cui ognuno deve avere la libertà di essere se stesso, di raggiungere le sue potenzialità e non di rinunciarvi per par- tito preso o per opportunismo o per aderen- za al «branco», come si dice nel linguaggio giovanile. Il centro pedagogico della questione, di cui stiamo parlando, deriva proprio da que- sto passaggio dall’eteronomia imposta da altri alla consapevolezza di sé e all’auto- nomia. Per formarsi come persona unitaria, non più come dice il nostro Pirandello «uno, nessuno e centomila», ma saremo noi, con la nostra specifica, unica e irripetibile persona- lità, perché Dio non ci ha fatto in serie o in fotocopia. L’educazione non è un processo sempli- ce, lineare o scontato, è rischio in quanto è anche scacco, fallimento, ma questo non ci deve portare a rinunciare a percorrere que- sto rischio educativo. Ora vorrei soffermarmi sul ruolo del ma- estro che oggi non gode di una particolare stima sociale, legata anche alla bassa retri- buzione economica. Oggi gli insegnanti sono messi sotto riflettori implacabili, guai se l’insegnante sbaglia! I genitori fanno fatica a

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