Gennaio-Febbraio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2020 8 le forme del servire, ma questo non deve essere confuso con la debolezza. Solo chi è forte (competente, preparato, sicuro) può imbandire la tavola agli altri; solo chi ha può dare: il servizio dell’educatore, quindi, non è il servire dello schiavo, ma l’invito del signore, che ha in sé la ricchezza del conte- nuto, la bellezza del dono e l’attrazione del gesto. […] Educare non vuol dire possedere, i modi dell’appropriazione non sono mai i modi dell’educazione […] I volti dell’educa- zione non sono altro che il volto dell’umani- tà come volto della vita, della storia e della cultura; la loro identità è la presenza del servizio, […] della comprensione, della for- za, della cooperazione, della sintesi» (pp. 7-8). Anche qui il perno è l’umanesimo come idea centrale del servizio legato alla forza del diritto, del dovere kantianamente inte- so e della giustizia: la democrazia nasce dal mettersi a servizio degli altri. Abbiamo an- cora questa capacità di metterci a servizio? Di concepire il nostro lavoro di educatori, il nostro lavoro in questa Società? Io credo che questa sia la strada, l’unica strada autenti- ca, che rispecchia la significatività etica del- la cura pedagogica, nella certezza che solo la promozione di un nuovo umanesimo, fon- dato sull’antica e ancestrale pietas , nonché sul sentimento di humanitas , possa rappre- sentare il fulcro fondamentale su cui costru- ire il futuro di ogni cittadino del Mondo, in una prospettiva rivolta al Trascendente. Non possiamo dimenticare che la storia dell’Umanità si interseca indissolubilmen- te con la filosofia dell’educazione, la quale ne connota intimamente l’essenza. Gli an- tichi Greci chiamavano Paideia la profonda analisi introspettiva relativa alla centralità dell’Uomo, cioè alla formazione permanen- te della Persona in divenire all’interno di un sistema sociale multiforme. I Latini intesero e rielaborarono il termine Paideia con quello ancora più profondo di Humanitas . Pertan- to Paideia e Humanitas non rappresentano esclusivamente il concetto di cultura in senso quantitativo ed oggettivo, ma interpretano il sapere nella sua alta espressione qualitativa e personale, legata alla formazione dell’indi- viduo. Nella civiltà greca, quindi, la persona umana realizzava interamente se stessa nel- la Paideia , ossia nella valorizzazione più ef- ficace del proprio sé. Ciò non sembra essere più il cardine prioritario dei moderni sistemi sociali e scolastici, i cui curricoli educativi si fondano, spesso, su una quantità crescente di informazioni non sempre formative carat- terizzate da una costante estremamente ri- duttiva: l’a-patia del cuore. Nell’eludere l’imprescindibile concetto di Humanitas , principio trasversale di ogni apprendimento, nonché della comprensio- ne e introspezione di sé stessi e del mondo, l’approccio empatico e costruttivo a volte sembra disperdere la sua autentica essenza e fondatezza all’interno dei processi educa- tivi. Di contro, appare sempre più evidente la propensione ad orientare tutta l’energia e l’impegno verso «la testa», confinando e costringendo ciascuno ad un monologo piut- tosto arido con la parte più razionale di sé, quella che spinge verso risultati immediati e competitivi. Ciò che riteniamo debba in- tendersi come giusta educazione, invece, non può prescindere dal sentimento, dalle emozioni, dalla Paideia greca e dall’ Humani- tas latina, dal rispetto profondo dell’Essere Umano e dello Spirito che lo anima, in quan- to creatura Unica e Irripetibile. Dunque, come rinnovare oggi il valore dell’ I CARE di Don Milani di fronte alle emer- genze educative? La risposta a mio avviso si trova nelle parole scritte da Cesare Scurati, nel 1996, nella prefazione a Volti dell’edu- cazione: «Educare è senza dubbio una del-
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