La Scuola e l'Uomo - n. 11-12 Novembre-Dicembre 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2021 6 L a ricorrenza del settecentesimo anniver- sario della dipartita di Dante Alighieri, non può lasciare indifferenti gli intellet- tuali (e soprattutto i docenti) di area cat- tolica quando si tratta – come si tratta – di prendere coscienza del valore della propria identità culturale non in contrasto, ma in stretta consonanza col pensiero laico di ogni area disciplinare. Non solo perché sua sponte e con note- vole anticipo (Primavera 2012) «il Pontificio Consiglio della Cultura, consapevole del lega- me profondo tra il Poeta e la Sede petrina e tra la sua produzione letteraria e la fede cat- tolica, ha ritenuto di costituire un Comitato scientifico-organizzativo che vuole esprimere il vivo desiderio della Santa Sede di onorare la memoria del Sommo Poeta araldo più elo- quente del pensiero cristiano (Benedetto XV, In praeclara Summorum ) e approfondire la figura e l’opera nella sua dimensione religio- sa e spirituale». Il che sarebbe già un buon motivo per portare un contributo significa- tivo alla celebrazione della ricorrenza, ag- giungendo anche la testimonianza dell’attua- lità del pensiero del divino Poeta negli esiti culturali conseguenti alla sua influenza nella evoluzione della cultura europea e dell’inte- ro Occidente geografico. Ma la ricorrenza non può passare inosser- vata in nessun ambito della vita culturale, perché non risulta insignificante la presenza del divino poeta in ognuno di essi, dato che – come ha significativamente messo in risalto un attento studioso della sua opera - Dante « possedette certamente tutta la cultura del Medioevo sia letteraria che scientifica, sulla quale anzi poté formarsi l’intera struttura della Divina Commedia, che è innanzi tutto ascesa alla verità unica dell’universo, fisica e metafisica, morale e teologica insieme» (1) . Onde l’attualità dello studio approfon- dito della Commedia come risposta alla «esi- genza unitaria della cultura moderna, così preoccupata non solo nei letterati, ma an- che negli scienziati, di non lasciare scaval- care l’humanitas da una mostruosa avanzata della tecnica » (2). Una esigenza, quella evidenziata da Steno Vazzana (1923-2001), forse non più sentita oggi come egli la pensava allora (1965), più di mezzo secolo fa, ma certamente più strin- gente adesso, quando la «mostruosa avan- zata della tecnica» ha raggiunto il livello di un assoluto dato di fatto irremovibile, per- ché fattore di benessere; di quel benessere materiale teleologicamente collegato alla filosofia di vita dell’edonismo consumisti- co. La quale è largamente condivisa, anche tra coloro che ne sono vittime a causa della inevitabile discriminazione che ne discende nella concorrenza per il raggiungimento della felicità agognata. Tornare all’identità culturale rilevabile nell’opera di Dante, e non solo nella Divina Commedia, vuol dire prendere innanzitutto atto dell’essere tale identità basata sulla saggezza antica del mondo pagano, che il sommo poeta cristiano ha salvato dalla dan- nazione in un castellare isolato e cerchiato da una settupla cerchia muraria. Ove l’incon- tro con «la bella scola» di Omero, « mentre suona come un inno alla grandezza degli an- tichi poeti, cui fa da cornice quella dei dotti e degli eroi, ha tutta l’aria di funzionare co- me una dichiarazione di poetica, nella quale LA DIVINA COMMEDIA PER UNA FORMAZIONE UMANISTICA UNITARIA Giuseppe Terregino, Docente di Matematica e Fisica (1) S teno V azzana , Dante nei licei , Il Mamiani 1, 1966, pp. 34-45 (2) Ibidem

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