La Scuola e l'Uomo - n. 11-12 Novembre-Dicembre 2021

Lo Scaf fale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2021 42 L’AUTONOMIA È UN BENE O UN MALE PER LA SCUOLA? Gian Carlo Sacchi non ha mai smesso di occuparsi di scuola, prima da studente, poi da do- cente infine da esperto di poli- tiche scolastiche! In questo sin- tetico ma prezioso volumetto percorre, con la lucida chiarez- za di chi l’ha voluta e vissuta, i passaggi strategici per l’attua- zione dell’autonomia scolasti- ca. Della quale evidenzia nella partecipazione, nel decentra- mento, nella parità, i contesti che la legittimano. È sempre difficile accettare l’autonomia che è indissolubil- mente legata alla responsabili- tà, lo vediamo anche nelle no- stre vite personali. Per contro, il diritto di mu- gugno verso uno Stato accen- tratore e dominante è sem- pre un’ottima opportunità di deresponsabilizzazione. Ciascuna scuola, invece, co- me ciascuna persona del resto, deve imparare a gestire la pro- pria autonomia in modo matu- ro e consapevole, che non vuol dire non rendere conto delle proprie scelte, ma saperle com- piere e motivare sensatamente senza il timore dell’assunzione di responsabilità. L’autonomia è la condizione per realizzare un rapporto con le altre autonomie territoriali; la rete delle scuole in relazione alle unioni dei comuni, alla ri- forma delle province, ai servizi sociosanitari e alla persona. Un processo iniziato parecchi anni fa, ormai giunto a maturazione. L’autore, peraltro, sottolinea come l’autonomia consente al- la scuola di esercitare una fun- zione di «presidio pedagogico del territorio», che oltre a im- pegnarsi su obiettivi di cresci- ta personale e culturale degli allievi, interviene su esigenze espresse o comunque presenti a livello locale e fatte emergere dal lavoro di accompagnamento dei docenti nella diversificazio- ne delle competenze presenti, che dovrebbe essere pienamen- te valorizzato dalle ammini- strazioni e dalle realtà sociali per il contributo che la scuola stessa può dare allo sviluppo del territorio. Una tale sinergia sarà così in grado di innestare un virtuoso processo di forma- zione permanente. Per garantire l’uguaglianza dei diritti sociali, infatti, è ne- cessario un sistema che rispon- da in modo non uniforme, ma flessibile, deve saper risponde- re alle diverse esigenze locali e realizzare una perequazione territoriale, non solo per l’i- struzione formale, ma anche non formale ed informale, non solo per i giovani, ma anche per gli adulti, per una formazione che dura tutta la vita. Per es- sere efficace l’autonomia ha bisogno di una rendicontazione sociale, all’interno delle scuole per sapere come interpretare il cambiamento sul piano dei contenuti e delle metodologie e fuori per costruire relazio- ni con il territorio utilizzando spazi decisionali e progettuali che valorizzino il ruolo del- le scuole stesse nello sviluppo delle comunità sociali, civili e professionali. Nelle Conclusioni Sacchi ri- chiama il programma dell’at- tuale governo che «riconosce le ulteriori competenze che conferiranno maggiore respon- sabilità al territorio ed è te- so a rafforzare la logica delle geometrie variabili che tenga conto delle peculiarità del- le diverse realtà territoriali e della solidarietà nazionale». È su quest’ultima che il dibatti- to è ancora aperto soprattutto in termini di distribuzione del- le risorse economiche. Infatti, se all’inizio vige ancora il cri- terio della spesa storica dello Stato, con il passare degli anni la compartecipazione al carico fiscale regionale determinerà delle differenze sulla base del- la ricchezza accumulata dalle diverse realtà regionali. Sarà quindi sulla base dei costi delle Regioni più virtuose che ver- ranno stabiliti i così detti fab- bisogni standard con i quali si effettueranno le necessarie comparazioni, se però verran- no stabiliti i «livelli essenziali delle prestazioni» da garantire su tutto il territorio naziona- le. Per le Regioni a bassa ca- pacità fiscale ci sarà un fondo perequativo. Dall’altra parte la Conferenza delle Regioni afferma che l’autonomia diffe- renziata avrà luogo nel rispet- to dei principi di adeguatezza, sussidiarietà, unità giuridica ed economica dello Stato, scongiu- rando in tal modo il pericolo della secessione. Ci sono Regioni, dunque, che vorrebbero il trasferimento delle competenze su tutto il si- stema istruzione, mentre altre sono più rivolte verso il settore tecnico-professionale e degli adulti, per poter meglio realiz- zare il rapporto con il mondo del lavoro. Quanto detto sopra è vero e noto ma troppo spesso, tutta- via, l’autonomia è stata vista con timore come indice di anar- chia e quindi di frammentazio- ne del sistema, ed è per questo che non si è mai voluto inserire la scuola nel governo del terri- torio, come si tende a fare un po’ in tutti i Paesi d’Europa. Non ci resta che augurarci, con l’autore, che anche l’Italia di- venti sempre più europea! ( E. Fazi ) G ian C arlo S acchi , Autonomia e qualità della gestione e bi- lancio sociale, ed. Vicolo del Pavone, Castelnuovo Scrivia (AL), 2021, pp. 90, € 10,00

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