La Scuola e l'Uomo - n. 11-12 Novembre-Dicembre 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2021 36 e socioeconomiche della società europea. Si è mai pensato di proporre tutto questo attraverso lo studio delle diverse discipline in prospettiva europea? Se parliamo solo di strutture e regolamenti sembra che ci rife- riamo a una realtà senza anima, che esiste nelle carte e nei freddi palazzi di Bruxelles e di Strasburgo, ma non ci coinvolge come persone e cittadini. Tra le pagine del libro di Rumiz che più mi hanno coinvolta ci sono quelle in cui con toni affettuosi, attraverso il racconto di un immaginario viaggio in treno da Parigi a Istanbul, descrive ai nipotini le bellezze dell’Europa: grandi fiumi, antiche città ric- che di storia e di arte, vecchi castelli e mon- tagne coperte di boschi, la varia umanità che incontra. Noi non parliamo con affetto dell’Europa. Ci si conosce incontrando gli altri. Non è un caso se un diverso spirito europeo è quello che anima la generazione Erasmus, una ge- nerazione giovane, che viaggia sperimentan- do personalmente la conoscenza, il dialogo, lo scambio di esperienze. Un modello che dovrebbe trovare maggiore sviluppo anche nella formazione dei docenti europei. Come ucimina di lunga data ho potuto vivere l’in- teressante esperienza delle Rencontre del SIESC, di cui anche questa rivista ha dato spesso conto. È stata una preziosa occasione per conoscere direttamente luoghi, persone, con il loro vissuto così diverso (penso in par- ticolare ai colleghi dell’Est Europa), che mi ha consentito di comprendere le ragioni degli altri, di vedere i problemi in un’ottica più ampia, di superare pregiudizi. Sono convinta che esperienze simili dovrebbero coinvolgere sempre più docenti in tutta Europa e andreb- bero pertanto incoraggiate e sostenute dalle autorità competenti. Il viaggio di Rumiz attraverso le abbazie benedettine d’Europa si chiude in musica, a Norcia da dove era partito, con un concerto dell’ European Spirit of Youth Orchestra , che raccoglie giovani di 15 nazioni diverse. Questi giovani parlano una lingua sola, universale, quella della musica, e il suono che scaturisce dall’unisono dei loro strumenti sembra espri- mere una speranza per il futuro dell’Europa. E noi, conclude Rumiz, abbiamo il dovere della speranza. Manifesto di Ventotene, con lucide e forti argomentazioni, denunciava il pericolo e pa- ventava la rinascita. Ancora non siamo riusciti a creare una ve- ra Unione. Ma, soprattutto, non siamo riusci- ti a generare nei cittadini quella che Rumiz definisce la passione europea ; pensiamo solo al tiepido interesse che suscitano in tutto il continente le elezioni del Parlamento euro- peo e il suo lavoro. C’è come una frattura tra le istituzioni e le persone destinatarie dei loro provvedi- menti. Forse, osserva qualcuno, c’è un di- fetto di comunicazione. Io credo che non sia tanto una questione di informazione, dalla quale siamo sommersi in tante forme, quanto di formazione. Rumiz osserva che bisogna cominciare dai cittadini di domani. E qui è la scuola a do- versi misurare per calare nelle coscienze dei futuri cittadini i valori, le prospettive, anche i problemi dell’Europa casa comune . Allora dovremmo riflettere sull’affievolirsi di tanti entusiasmi, su tanti bei progetti che non sono riusciti a produrre risultati profondi e diffusi. Forse non è stato corretto l’approccio: nelle scelte educative hanno prevalso conoscen- ze tecnologiche e competenze da spendere in futuro nel mondo del lavoro, aspetti cer- tamente importanti ma privi di una spinta ideale. La parola Europa non genera più emozio- ne. Rumiz si chiede come riaccendere nei giovani la fiamma dei Padri fondatori, come far amare l’Europa, e la risposta che si dà è che bisogna innanzi tutto far conoscere l’Europa, la sua bellezza, la sua pluralità, la sua storia, la sua cultura. Ho ritrovato una raccomandazione analoga in un articolo di Fernand Braudel del 1984, perché , diceva, la cultura è gioia di vivere, invito a creare, generosità, fraternità e senza fraternità non ci sarà mai un’Europa dei popoli. È vero, la storia dell’Europa è una storia di divisioni e conflitti, ma proprio dalle diversità può na- scere la sua forza. La Raccomandazione 2018 del Consiglio dell’Unione Europea sollecita, tra l’altro, a rafforzare la consapevolezza dei valori comuni e sottolinea che nelle competenze in materia di Cittadinanza rientra la com- prensione delle dimensioni multiculturali
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=