La Scuola e l'Uomo - n. 11-12 Novembre-Dicembre 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2021 35 P er chi, come me, aveva salutato con entusiasmo la nascita della Comunità Europea, le aspettative erano quelle di uno sviluppo verso una vera unione di po- poli che avesse l’elemento fondante nella comunanza di valori e di cultura. Quando, dopo molti anni, si è realizzata la libera cir- colazione tra i paesi aderenti al Trattato di Schengen, ho provato una grande emozione nel varcare i confini senza le lunghe soste per i controlli di passaporti e bagagli. Mi sentivo veramente cittadino europeo. Ma oggi cosa significa sentirsi europei? Il cammino dell’Europa non era certo fa- cile ed è stato lento e faticoso; sono stati raggiunti traguardi importanti e significativi; tuttavia, parallelamente alla crescita sono emersi contrasti, difficoltà, problemi e, so- prattutto, la burocrazia, pur necessaria, ha prevalso sullo spirito europeo. I Padri Fondatori avevano sognato una pa- tria comune, ma oggi l’Europa è più che al- tro un mercato con regole comuni. Qualcuno la definisce un bancomat al quale attingere apparentemente senza problemi e in effetti in questo momento i più sembrano interes- sati soprattutto ai miliardi che l’Europa sta distribuendo, mentre solo pochi si preoc- cupano degli impegni severi che il loro uso comporterà. Questa estate mi è capitato di leggere «Il filo infinito» di Paolo Rumiz, un libro af- fascinante, pieno di passione per l’Europa, nel quale se ne parla a partire dal suo san- to protettore, San Benedetto. Il filo infinito è, infatti, quello delle innumerevoli abbazie benedettine che, dall’Atlantico al Danubio, negli anni di anarchia che seguirono la cadu- ta dell’Impero Romano riuscirono a salvare l’Europa, la sua cultura, il suo territorio in preda all’abbandono. La vita delle abbazie benedettine che Rumiz racconta propone un modello di or- ganizzazione e di convivenza disciplinato da una regola ben precisa, fondata sull’equili- brio con la natura e con la comunità. Alla ba- se di questa convivenza vi sono: accoglienza, solidarietà, carità, rispetto dell’individuo, ascolto della comunità intera, condivisione delle responsabilità. Principi che, salvo lo- devoli eccezioni, sembrano dimenticati nel nostro mondo, eppure sempre necessari. I benedettini raccontano che molti manager vanno nelle loro abbazie a cercare di appren- dere lo zelo buono per la gestione delle loro aziende. Il mondo benedettino descritto da Rumiz ci insegna come si può esprimere unità pur nella diversità dei contesti geografici e cul- turali: l’anima contadina e allegra della Baviera e la frugalità monacale francese, il silenzio dei monasteri più poveri, l’essen- zialità di quelli cistercensi e trappisti e la magnificenza delle ricche abbazie asburgi- che sono modi e luoghi diversi per vivere lo stesso spirito e gli stessi precetti, quelli lasciati da San Benedetto. Sembra un modello ideale per questa Europa, che, anche di fronte a tanti problemi comuni, invece di compattarsi si divide. Lo vediamo costantemente nel caso del dram- matico problema dei migranti: come un’os- sessione che alimenta paure, di fronte alle quali gli egoismi nazionalistici prevalgono su possibili soluzioni unitarie. In tanti settori economici (fiscalità, lavoro…) la mancanza di uniformità nella legislazione incoraggia comportamenti (evasione fiscale, dislocazio- ne di imprese…) che infine danneggiano i più deboli. Anche la pandemia di Covid 19, che pure ha fatto registrare segnali di solidarietà, non ha potuto evitare i distinguo dei singoli paesi su determinati provvedimenti necessari per farvi fronte possibilmente uniti. Sembra che non si riesca a impedire il ri- sveglio di quei nazionalismi dei quali già il SENTIRSI EUROPEI Maria Vittoria Cavallari, Presidente sezione Roma Nosengo
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=