La Scuola e l'Uomo - n. 11-12 Novembre-Dicembre 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2021 26 N ella scuola di fine ottocento e soprat- tutto nelle zone rurali gli alunni ve- nivano raggruppati in un determinato territorio ed affidati ad un maestro, così co- me negli altri gradi scolastici si procedeva a suon di esami a seconda dei livelli culturali posseduti dagli studenti. Nella scuola ele- mentare, con la riforma Casati, l’intervento dello Stato rimandava ad una programma- zione dell’attività educativa, e si introdus- sero, soprattutto nelle aree urbane, le classi per età. Da allora il carattere programmatorio-fi- nanziario estese tale criterio a tutto il siste- ma. Certo i raggruppamenti per età diverse non furono del tutto eliminati, ma rimasero residuali in quei territori disagiati e per quei comuni con scarse risorse economiche. Negli anni sessanta del secolo scorso il prolunga- mento dell’obbligo di istruzione fino ai 14 anni consolidò tale principio in difesa del diritto allo studio, ed anche in montagna o nelle piccole isole furono introdotti sussidi (la televisione) che riproducevano il lavoro delle aule, con un paio di docenti che fun- gevano da tutor. In quel periodo alle classi venne attribu- ita una funzione pedagogica, cioè luogo di osservazione e di messa in opera di strategie finalizzate alla socializzazione ed al corretto sviluppo psicologico e relazionale, in quan- to ritenute capaci di facilitare e sostenere l’apprendimento, affidandone il controllo al consiglio di classe. Ben presto però anche in considerazione di scarse disponibilità economiche, che si trasformarono attorno alla fine del secolo in significativi cali di investimenti in tutto il sistema scolastico, le classi divennero un indicatore tenuto saldamente nelle mani del ministero del Tesoro, soprattutto per far quadrare il rapporto tra le risor- se del bilancio statale e l’assunzione del personale. Ogni anno dunque venivano centellinati i posti e questo condizio- nava sia il numero degli studenti, sia eventuali cambiamenti nell’ordinamen- to. Un recente esempio clamoroso, da cui dipendono ancora oggi le suddette ristrettezze, riguarda l’abbattimento massiccio delle sperimentazioni che si erano accumulate tra gli anni ottanta e novanta del novecento anche in conside- razione dell’immobilismo parlamentare per quanto riguardava le riforme, fino ad assumere provvedimenti di minima per risparmiare. Da qui la diminuzione delle dirigenze, l’aggregazione dei plessi e degli indirizzi, i numeri massimi aumentati e quelli minimi diminuiti, per autorizzare la costituzione delle classi. Da una parte il sorgere delle così dette classi pollaio, soprattutto nei grossi centri urbani, nelle scuole di primo e secondo grado dove l’utenza si rivelava più mobile anche per scelte ritenute di maggio- re qualità e dall’altra il ritorno alle pluri- LE CLASSI POLLAIO E LE PLURICLASSI, GLI ESTREMI DELLA POVERTÀ EDUCATIVA Gian Carlo Sacchi, Esperto di politiche scolastiche
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