La Scuola e l'Uomo - n. 11-12 Novembre-Dicembre 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2021 24 L a laicità dello Stato non è uno steccato posto a confine dell’educazione religio- sa, che è un contenuto riconosciuto nel Sistema nazionale di istruzione ed educa- zione. La normativa primaria è in tal senso chiara e, prima che nei Concordati, trova conferma nella Costituzione della Repubblica e nelle leggi ordinarie. Diverso è il discorso quando si passa alla normativa secondaria (decreti, circolari, note) in cui spesso traspa- iono le posizioni dei singoli partiti e perfino le convinzioni di singole persone, anche se investite di pubblica funzione. La politica è il regno delle convenienze temporali. Temi come l’educazione religiosa a scuo- la (di tutte le grandi religioni), la parità (le scuole appartengono, se non private, all’u- nico Sistema Scolastico Integrato), la bioeti- ca, ecc. rappresentano sempre per qualcuno ragioni di polemica. L’educazione religiosa dovrebbe sempre essere affidata all’intelli- genza del cuore ma spesso entra in quella della mente, nutrita di dogmi, di massimali- smi, d’intolleranza. In questo ambito non conta tanto la buona fede quanto l’astuzia. In passato fu un gruppo di «saggi», di no- mina ministeriale, che cercò di stabilire quali fossero i saperi fondamentali per la forma- zione dei giovani e quali no e tali indicazioni finirono in una O.M. inviata alle scuole. La prospettiva corretta doveva essere: posto il valore permanente di tutti i saperi umani, quali si addicono prioritariamente alla forma- zione dei giovani e quali, invece, per scarsa prossimità, sono da considerarsi attualmente integrativi? In quel documento mancavano i saperi religiosi; il ministro, richiesto di spiegazio- ni, puntualmente disse: »Ma quelli religiosi non sono saperi, sono valori». La domanda è: «Può essere valore ciò che si ignora?». Oppure si pensa che la religiosità sia solo un fatto personale, intimista, riservato all’am- bito privato e non un fatto sociale, comuni- tario come tutti i fatti della scuola? Non che ci sia troppo da compiacersi di come viene attuata l’educazione religiosa a scuola, ma questo è un altro discorso. Si sta portando avanti un serio lavoro di distinzione tra catechesi, propria della co- munità di fede, ed educazione religiosa, che si esplicita nell’ambito culturale. Se la dimensione religiosa è connaturata ad ogni persona, l’amministrazione, in base al diritto allo studio, avrebbe dovuto preoccuparsene indipendentemente dall’avvalersi o non av- valersi dello specifico insegnamento. Chi si avvale fa una scelta specifica, che attiene ad un ambito religioso con saperi coerenti e accolti in tale ambito; chi non si avvale non chiede tali saperi specifici ma non può essere privato di quei contenuti che attengo- no alla religiosità come ambito propriamen- te culturale. L’amministrazione ha scelto la via dell’alternativa, dentro la quale i ragazzi trovano saperi spesso estranei all’educazione religiosa come diritto interiore della persona e, quindi, ad essa connaturati. Non è stato rispettato il principio delle pari opportunità, della pari conoscenza e degli equivalenti si- gnificati, che sono comuni a tutti i cittadini, indipendentemente dall’accettazione di uno specifico credo religioso. C’è un’intercultura anche religiosa che mette in relazione tanti principi e significati. Come si può affermare che «le grandi anime» si limitassero ai con- tenuti di una precisa confessione religiosa? E non si considera invece la necessità che siano diffuse tra i popoli più le convinzioni che li accomunano piuttosto che quelle che li distinguono e li separano? La storia non ha insegnato che possono scoppiare guerre di re- ligione? E non si percepisce come ancora oggi ci siano seri pregiudizi verso gli ebrei e verso L’ORA DI EDUCAZIONE RELIGIOSA: SERVE CHIAREZZA Franco Martignon, già Dirigente tecnico

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