IA e agricoltura

Di Fabio Calvino

Definiamo Intelligenza Artificiale un insieme di tecnologie innovative che simulano parte del pensiero umano. Sono tecnologie molto avanzate che sembrano mostrare meraviglie, ma offrono notevoli spunti di riflessione su problematiche legate all’etica, al mondo occupazionale, alla proprietà intellettuale e, perfino, allo sviluppo delle competenze neuronali delle generazioni future. L’IA generativa è sicuramente la più attenzionata per queste problematiche.

In questo mare di incertezze vogliamo parlare dell’IA in agricoltura, campo in cui potrebbero migliorare le produzioni pesando meno sullo sfruttamento del suolo.

ONU, UE e numerosi altri enti sovra governativi hanno investito molto nella ricerca di nuove metodologie agricole.

Perché è così importante?

Una parola sola: equità.

Agricoltura sostenibile e diffusa significa equità a vari livelli, se lo leggiamo sotto la lente dell’Agenda 2030 significa sviluppare l’obiettivo:

2 – sconfiggere la fame;

5 – parità di genere;

10 – ridurre le disuguaglianze.

Come conseguenze immediate si andrebbero ad implementare risultati anche sull’obiettivo 12 (consumo e produzioni responsabili), 13 (lotta al cambiamento climatico), 14 e 15 (vita sott’acqua e sulla terra), 7 energia pulita e accessibile).

Scopo di questo scritto è analizzare in che modo ONU e UE si stanno impegnando in tal senso.

L’agenzia IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) dell’ONU, è un’agenzia specializzata delle Nazioni unite per l’incremento delle attività agricole dei paesi membri. Ha sede a Roma, come recita il sito di riferimento. La finalità del Fondo è ridurre il gap di povertà delle popolazioni rurali povere, per far raggiungere una maggior sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione, migliorare il reddito delle popolazioni (riducendo il disavanzo tra maschi e femmine) e rafforzare la capacità di adattamento (sviluppando maggior resilienza contro i cambiamenti climatici).

In che modo agisce il Fondo?

Attraverso la creazione di piattaforme di dialogo tra i vari attori sociali, produttivi ed economici vuole promuovere il dialogo tra organizzazioni della società civile e stati membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), agenzie delle Nazioni unite, agenzie di sviluppo bilaterali e multilaterali, centri internazionali per la ricerca agricola, organizzazioni non governative e fondazioni, istituti di scienze politiche e università, organizzazioni a livello regionale e settore privato.

Le linee di azione sono diffuse a vari livelli: locale, regionale e globale. Poter offrire obiettivi politici comuni per lo sviluppo dell’agricoltura è importante anche per abbattere i conflitti e disarmare le falangi più pericolose. Agricoltura diffusa, alimentazione e acqua pulita per tutti, significano passi avanti sulla via della pace.

Quali sono i numeri?

Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo ha, secondo stime divulgate dall’organizzazione internazionale stessa, mobilitato a favore dello sviluppo rurale circa 21,9 miliardi di dollari tra cofinanziamenti e risorse nazionali, oltre a contribuire a sua volta con circa 14,7 miliardi di dollari in prestiti e donazioni”, “sostenuto 924 programmi e progetti in 119 paesi. Sempre in base alle medesime cifre, le azioni dell’Ifad avrebbero raggiunto direttamente un numero superiore a 400 milioni di persone”.

Dal sito dell’IFAD recuperiamo altre informazioni.

Parlando durante l’apertura del 47° Consiglio Direttivo a Roma, il Presidente del Fondo, dott. Lario, si concentra sul tema dell’Innovazione per un Futuro Sicuro dal punto di vista Alimentare ed i bisogni dei piccoli produttori nei Paesi in via di sviluppo. Ha enfatizzato il fatto che non sempre l’innovazione è legata a tecnologie all’avanguardia, ma può svilupparsi in molti luoghi comprese le comunità rurali.

Bhaskar Chakravorti, Presidente di Global Business alla Fletcher School della Tufts University, ha sottolineato l’importanza delle “piccole IA (intelligenza artificiale)”, citando un caso di studio in Tanzania in cui gli agricoltori, caricando foto di colture infestate da parassiti su un’applicazione appositamente sviluppata che forniva i trattamenti disponibili localmente, hanno risparmiato 100 milioni di dollari di raccolti persi. In tutto il Paese, l’impatto è stato pari a 25 miliardi di dollari in risparmi.

Ecco come il ruolo delle tecnologie cosiddette intelligenti riescono ad intervenire in modo efficace per lo sviluppo dell’equità.

“Quando si pensa agli investimenti, l’importo è relativamente basso ma il ritorno è enorme e le azioni da intraprendere sono semplici”, ha affermato.

Cosa sta facendo l’EU?

Un articolo della UE denominato “Sfruttare il potenziale dell’intelligenza artificiale per un’agricoltura sostenibile”, viene esaminato in che modo l’IA può coadiuvare pratiche agricole resilienti e sostenibili.

Lo scenario è sempre quello del cambiamento climatico che causa variabilità climatiche importanti e stress nelle coltivazioni.

Lo studio è supportato dall’Istituto Fraunhofer per il software sperimentale nell’ingegneria (Fraunhofer Institute for Experimental Software Engineering – IESE), Istituto che, con oltre trent’anni di esperienza,  supporta il cambiamento tecnologico in numerosi campi: salute, agricoltura, cibo, mobilità, produzione, città efficienti (smart city) e difesa.

Il rapporto collegato a questo studio valuta il potenziale degli strumenti di supporto decisionale basati sull’IA (AI DMST) in modo da aiutare le aziende agricole ad aumentare l’efficienza, ridurre e gestire meglio il rischio attraverso l’identificazione delle barriere che ostacolano un’adozione più ampia di questi strumenti tecnologici.

La rilevazione indica che, nonostante le tecnologie siano in fase di rapida adozione, permangono ostacoli strutturali e tecnici, soprattutto per le aziende più piccole, l’accesso limitato a dati di alta qualità, gli elevati costi di sviluppo, la mancanza di interoperabilità e l’incertezza in merito alla conformità normativa si configurano come le problematiche maggiori.

Per affrontare queste sfide, la relazione propone una serie di azioni politiche in sequenza:

a breve termine – promuovere l’interoperabilità attraverso norme comuni, finanziamento di archivi di dati e altro utile ad addestrare le IA;

a medio termine – chiede il lancio di spazi di sperimentazione normativa, per poter utilizzare le IA in condizioni di sicurezza nel mondo reale, nonché il cofinanziamento di progetti dimostrativi atti a comunicare in modo efficace i vantaggi dell’utilizzo di queste tecnologie.

La relazione sottolinea inoltre il ruolo delle infrastrutture condivise nell’abbassare le barriere all’ingresso per i fornitori più piccoli. Una fabbrica di IA agroalimentare dedicata, lanciata nell’ambito del programma Europa digitale, è descritta come un’iniziativa chiave per offrire l’accesso alle risorse di calcolo, ai dati specifici, al sostegno normativo, in modo da ridurre i costi per tutti gli utenti.

Pur concentrandosi sul contesto dell’Unione europea, la relazione mette a confronto anche gli approcci internazionali e sottolinea l’importanza di costruire un ecosistema dell’innovazione coerente e inclusivo.

In sostanza ci si concentra su azioni e coordinamento politico per finanziare una transizione che può fare la differenza nell’affrontare la crisi.

Vorremmo soffermarci su quest’ultimo passaggio: sia all’ONU che alla UE si sottolinea l’importanza della politica per raggiungere gli obiettivi di equità latu sensu.

La richiesta è una decisa sterzata politica a favore di chi è più debole e sofferente. Questa sterzata comporterà un’inevitabile cambio di scenario economico, a favore della produzione di energia da risorse rinnovabili, di agricoltura e pesca sostenibile e difesa del territorio selvatico. Le scelte politiche possono favorire una transizione graduale, meglio se veloce, per poter limitare e anticipare le conseguenze peggiori  del cambiamento climatico in atto. Oppure, come paventa Luciano Floridi (intervento in “Il Capitale naturale”), si dovranno fare i conti con impatti violenti (veri e propri shock, secondo Floridi) che porteranno al cambiamento, ma dopo aver subito una o più conseguenze nefaste. L’opposizione dei conservatori, che sono estremamente potenti e stanno accattivandosi il favore dei ricchi tecnocrati, è e sarà molto intensa, a dispetto del resto della popolazione mondiale in qualsiasi paese e a molti livelli. Lo scenario politico attuale lo sta dimostrando.

Sta a noi, anche nelle urne, decidere come far girare il vento.

In che modo presentare questo nelle scuole?

A seconda dell’età è possibile impostare dibattiti, costruire scenari e attività di problem solving. È necessario agire in modo che i ragazzi si preparino, prima dei dibattiti, non solo analizzando i documenti ufficiali, ma anche comprendendo a fondo le problematiche analizzate: agricoltura ed ecosistemi, azioni politiche, sistemi tecnologici, il concetto di equità latu sensu. È consigliabile introdurre EAS, UDA e attività didattiche diverse dalla classica lezione frontale, spingendo verso la ricerca-azione, il lavoro di gruppo, il tutoring e le varie metodologie di didattica attiva che aiutino i ragazzi a studiare e approfondire le tematiche senza lo spauracchio del voto (che inevitabilmente ci vorrà alla fine del lavoro), ma costruendo fiducia e interesse verso le discipline di studio e di educazione civica.