EB_...e quindi uscimmo a riveder le stelle

“…e quindi uscimmo a riveder le stelle” 62 di giustizia divina, opera del divino potere del Padre, della somma sapienza del Figlio, del primo amore dello Spirito. Il rifiuto di Dio, avvenuto liberamente in Lucifero, e che continua ad avvenire nella storia umana per chi costruisce liberamente la sua esistenza contro Dio, esige la giustizia divina. Anche chi ha rifiutato Dio si vede comunque inserito in questo mistero trinitario, come lo è per coloro che sulla terra cercano la verità, per le anime in stato di purificazione, per tutti i beati che trovano in Dio la loro pace. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina podestate, la somma sapienza e ’l primo amore. (Inf,. III, 4-6) Nel mistero trinitario vi è soprattutto il mistero dell’Incarnazione, il mistero che inserisce definitivamente la storia di ogni uomo e di tutta l’umanità nella realtà divina e che dà consistenza e significato alla nostra esistenza terrena. Dante prova davanti al mistero del Verbo che si fa carne un brivido nella sua intelligenza ed un immenso stupore: Matto è chi spera che nostra ragione possa trascorrer la infinita via che tiene una sustanza in tre persone. State contenti, umana gente, al quia; ché, se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria. (Purg. III, 34-39) Maria con la sua maternità divina appare a Dante come colei che apre la “ infinita via” che ci porta al mistero di Dio, uno e trino, ed alla scoperta dell’ infinita bontà di Dio. “Ma la bontà infinita ha sì gran braccia che prende ciò che si rivolge a Lei”. (Purg. III, 122-123) Cristo è morto sulla croce perché noi vivessimo, sulla croce che appare a Dante nel cielo degli spiriti militanti egli vede balenare il volto di Cristo crocifisso e risorto: Qui vince la memoria mia lo ‘ngegno; ché quella croce lampeggiava Cristo, sì ch’io non so trovare essempro degno; ma chi prende sua croce e segue Cristo, ancor mi scuserà di quel ch’io lasso, vedendo in quell’albor balenar Cristo. (Par. XIV, 103-108) L’evento della morte e la resurrezione di Gesù sono definitivamente inseriti nel mistero trinitario. Giunto al termine del suo cammino nella visione del mistero della Trinità, Dante fissa più a lungo il secondo cerchio, quello riflesso dal primo, e gli appare raffigurato al suo interno, con lo stesso colore della natura divina, dall’immagine di un uomo. E si concentra tutto in essa, nella persona del Cristo risorto, figlio ed unico Dio con il padre, figlio di Maria e uomo

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