“…e quindi uscimmo a riveder le stelle” 24 peccati capitali che ci portiamo nel cuore), che verranno cancellati, uno dopo l’altro, nel cammino di ascesa al termine di ogni cornice. Maria modello di vita cristiana nello spirito delle beatitudini Dopo aver superato la porta di San Pietro Dante e Virgilio entrano nel Purgatorio vero e proprio. Ad ogni balza incontrano anime che si purificano in una sofferenza fisica e spirituale e cancellano nella penitenza le tendenze negative insite nei sette peccati, la superbia, l’invidia, l’ira, l’accidia, l’avarizia, la gola e la lussuria ed assorbono lo spirito delle beatitudini evangeliche che a questi vizi si oppongono, cantate dall’Angelo custode o da altre voci nelle varie cornici. Ma lo stimolo penitenziale in ogni gruppo di penitenti comincia sempre meditando un episodio di virtù vissuto dalla Vergine Maria e narrato nei Vangeli, presentato in modalità diverse e si conclude con il canto o la proclamazione di una beatitudine evangelica. Tra l’episodio mariano e la beatitudine vi è comunque una stretta correlazione. Dante vuole appunto significare che non si può raggiungere Dio se non si è imitata Maria ed assimilato completamente lo spirito delle Beatitudini. È necessario riprodurre in noi i sentimenti di Maria, perché è lei la perfetta discepola di Gesù. Il poeta inoltre deve immedesimarsi nella sofferenza dei penitenti, piena comunque di gioia e di speranza; solo in questo modo Dante può al termine di ogni cornice essere abbagliato dalla luce dell’Angelo, sentire il profumo della sua presenza o la freschezza della sua ala che cancella uno dei sette P (peccati) incisi sulla sua fronte e proseguire nella sua ascesa. La cornice dei superbi Nella prima cornice, quella dei superbi che camminano gravati da grandi massi che li costringono a camminare curvi, è scolpita sul bordo inclinato della parete in candidissimo marmo la scena dell’Annunciazione. A Dante sembra di essere presente al mistero, di ascoltare in un “visibile parlare” la parola Ave dell’Angelo e l’Ecce ancilla Dei di Maria, colei che con la sua umiltà aprì la porta all’infinito amore di Dio per noi. L’arte scultorea ha per il poeta il compito di farci superare i limiti del tempo e dello spazio, dei sensi e della stessa materia, per renderci contemporanei e presenti all’evento evangelico ed al mistero in esso significato: “L’angel che venne in terra col decreto de la molt’anni lagrimata pace, ch’aperse il ciel del suo lungo divieto, dinanzi a noi pareva sì verace quivi intagliato in un atto soave, che non sembiava imagine che tace. Giurato si saria ch’el dicesse 'Ave!'; perché iv’era imaginata quella ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave; e avea in atto impressa esta favella ‘Ecce ancilla Dei’, propriamente come figura in cera si suggella”. (Purgatorio X, 34-45) Maria è un modello per coloro che si purificano ed ha veramente vissuto ed la prima beatitudine del Vangelo: Beati i Poveri di spirito, che il poeta lasciando la cornice dei superbi sente cantare con ineffabile dolcezza (Cfr. Purgatorio XII,109–111).
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