EB_...e quindi uscimmo a riveder le stelle

“…e quindi uscimmo a riveder le stelle” 23 campane, che annunciano la fine, la morte del giorno e diffondono i rintocchi dell’Ave Maria, secondo una consuetudine francescana poi diventata norma in tutta la Chiesa. Per i principi questa è un’ora di tentazione. Essi, pur non potendo più peccare, rivivono il rischio che hanno corso nella loro vita per la scarsa sensibilità verso i valori del benessere materiale e spirituale dei loro popoli. È ovvio che l’ammonimento è rivolto in particolare ai politici di tutti i tempi, tentati continuamente dal serpente – forse quello che tentò Eva – di autocompiacimento, di seduzione, di falsità, di abbandono dei valori cristiani. Ma la Vergine ha provveduto: due angeli con tronche spade rosso fuoco, private delle loro punte, vestiti di verde, e con volto luminoso come il sole sono stati inviati a custodia della valle, prendendo posizione ai due lati della valletta. Ambedue vengono dal “ grembo di Maria” e quando appare il serpente tentatore piombano su di lui e lo mettono in fuga. I due angeli inviati da Maria rappresentano i valori che i politici, coloro che governano i popoli, dovrebbero avere sempre a cuore e diffondere senza usare violenza: la pace, il benessere materiale e la felicità terrena dei loro sudditi, ed i valori morali e spirituali delle persone e della comunità civile per accedere alla felicità eterna. Dato che Maria vuole il nostro bene terreno ed eterno, simboleggiato dai due angeli, ogni politico che esercita il potere dovrebbe – lascia intuire il poeta – chiedere a Maria l’invio dal suo grembo di questi due angeli, per costruire nella pace il benessere materiale e spirituale del popolo, per vincere a livello personale le seduzioni demoniache dell’autocompiacimento, della menzogna, della violenza, del potere che diventa tirannia, della ricerca della ricchezza per soddisfare la propria cupidigia e le proprie passioni. Maria, intermediaria di grazia in difficoltà umanamente insormontabili Nella valletta dei principi Dante si addormenta; fa un sogno sul far del mattino, quando la nostra mente è meno coinvolta da pensieri terreni ed è per così dire profetica. Un’aquila con le penne d’oro, con le ali aperte scende su di lui, lo ghermisce e lo solleva fino alla sfera del fuoco. Virgilio spiega al poeta che questo è un sogno simbolico, perché in realtà Dante è stato sollevato fino alla porta del Purgatorio vero e proprio da Santa Lucia, che gli ha detto. “… ‘I’ son Lucia; lasciatimi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via“. (Purgatorio XI, 55-57). Noi sappiamo dal prologo dell’Inferno che principio del movimento di Dante verso la salvezza, smarrito nella selva oscura, potente a rompere una condanna già sentenziata, è la Vergine Maria. “Questa chiese Lucia in suo dimando e disse: Or ha bisogno il tuo fedele di te, e io a te lo raccomando”. (Inferno II, 97-99) Maria, Lucia, Beatrice sono le tre donne benedette che nella corte del cielo si prendono cura di Dante, ma la mandante dell’azione salvifica è sempre la Vergine Maria, segno concreto della grazia preveniente di Dio. Anche in questo caso Ella invia Lucia, altra personificazione della misericordia di Dio che scende dal cielo, ad agevolare per la via della salvezza l’uomo nel suo cammino spirituale, quando trova difficoltà e balzi umanamente insormontabili. Virgilio, istruito da Lucia, conduce allora Dante davanti all’Angelo custode del Purgatorio ed interrogato riconferma che una donna del cielo gli ha indicato il passaggio. L’angelo allora incoraggia i due poeti a progredire nel loro cammino, fa compiere a Dante un atto penitenziale, stampa con la punta della spada sette volte la lettera P (la tendenza ai sette

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