Un nuovo umanesimo per evitare un disastro educativo

30 radici, forti di una ritrovata condivisione collettiva, possano resistere a qualsiasi tempesta, pur improvvisa che sia. CONCLUSIONI Anna Bisazza Madeo Dalle considerazioni sopra riportate è chiaro l’intento di non fornire ricette ma di coinvolgere nella riflessione e nella ricerca operativa i colleghi docenti, quanti hanno a cuore l’educazione e gli studenti. I giovani vanno ascoltati senza pregiudizi, perché sono loro i protagonisti del rinnovamento. Scrive mons. Erio Castellucci (Vescovo di Modena-Nonantola): «Anche se avessimo l’impressione di sentire cose sgradevoli, provocatorie e ingiuste, dovremmo partire dal loro vissuto, accettare che essi stessi si confrontino con la vita, stare al loro fianco e non dettare regole dall’alto … i ragazzi accettano il confronto, anche vivace, con quegli adulti dai quali si sentono amati e accompagnati, e non classificati e giudicati… E non è vero che sono impermeabili alle proposte esigenti: semplicemente le devono vedere prima incarnate negli adulti, per poterle considerare e tradurre alla loro misura di giovani». Forse il primo passo dovrebbe andare verso la introspezione del nostro essere persona-umana in equilibrio col proprio status: età, genere, ruolo, relazionalità nel contesto sociale, realizzazione del sé, capacità di connettere autenticamente parole e realtà. L’uomo del XX/XXI secolo ha un culto diffuso per i beni materiali, il successo, il potere, la giovinezza coartata; sminuisce la crescita, il trascorrere degli anni, la vecchiaia; censura snodi vitali dell’esistenza quali la sofferenza, la malattia, la morte, fino ad esorcizzarne le parole. Quale senso di autentica umanità potrà donare ai giovani? Non è credibile l’adulto che rincorre atteggiamenti impropriamente giovanilistici e irresponsabili e poi presume di poter esprimere giudizi morali sui giovani d’oggi, addossando loro etichette negative. Altrettanto assurdo e deleterio è ritenersi onnipotenti per il progresso tecnico-scientifico e divinizzare i figli quali esseri intoccabili, protetti da una sacra inviolabilità. In entrambi i casi, le testimonianze travisano la realtà, non aprono ai ragazzi promesse di futuro, non offrono concreti supporti per un reale sviluppo, non additano valori né propongono testimonianze. Come docenti c’è tutto un mondo da scandagliare: dalla ripetitività all’habitus della ricerca atto a suscitare curiosità e motivazioni, dalle modalità di approccio alle capacità comunicative, dall’attenzione ad ogni soggetto e alla complessità dei vissuti, dalla rilevanza delle conoscenze teoriche alla fruibilità delle stesse per la vita, dallo scollamento delle discipline e dalla settorialità del sapere espresso nell’unità delle realtà, dall’oggettività dei programmi o dei contenuti alla soggettiva e singolare attitudine alla ricezione e all’acquisizione, dagli adempimenti burocratici e dalla predominanza delle tecniche all’essenza del compito educativo, dalle conoscenze alle competenze, dall’astratto al concreto, … , dall’esistenziale al metafisico e al Trascendente. Ripercorrendo gli aspetti tematici proposti, troveremo certamente spunti per una riflessione personale e interrogativi da condividere perché non restino inutili e improduttivi. Gli ambiti possono essere scolastici o associativi o soltanto amicali ma innovativamente generativi. Gli stessi testi contengono, in maniera più o meno esplicita, quesiti che possono offrire una base di discussione

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