29 nel mondo digitale promuovendone l’accesso, la diffusione e la reinterpretazione. Se si riuscirà a cavalcare l’onda digitale sarà anche grazie alla cura del fattore umano. Tecnologie, varietà di linguaggi e di fonti di informazione hanno innanzitutto bisogno di un approccio pedagogico e di un’impostazione metodologica che ponga al centro la persona e valorizzi la relazione sociale come motore di ricerca di senso e della costruzione della conoscenza. Pertanto, occorre coltivare nei giovani l’idea di un essere umano integrale, capace di concentrare nella singolarità del personale microcosmo i molteplici aspetti del macrocosmo umano. Questa relazione necessita di essere colta nel suo duplice aspetto: da un lato, tutto ciò che accade nel mondo influenza la vita di ogni persona; dall’altro, ogni singola persona ha una responsabilità unica e speciale nei confronti dell’umanità. Risulta quindi decisivo il compito della scuola nel promuovere molteplici saperi di un nuovo umanesimo; nell’ aiutare i giovani a comprendere le implicazioni degli sviluppi delle scienze e delle tecnologie; nel diffondere la consapevolezza che i grandi problemi dell’attuale condizione umana (ad esempio il degrado ambientale, la salute e la malattia, la distribuzione non equa delle risorse, la ricerca di una migliore qualità della vita, ecc.) possono essere risolti e affrontati anche attraverso una collaborazione fra differenti discipline e culture. La finalità educativa della scuola si fonde sul concetto di persona. Non si può parlare di sviluppo di un nuovo umanesimo se nella scuola non viene posta al centro dell’azione educativa la persona nella sua totalità e in tutti i suoi aspetti. Valorizzando l’unicità e la singolarità dell’identità di ogni studente si potranno educare i giovani alla comprensione e al rispetto di quelle persone che essi incontreranno nei molteplici contesti sociali, culturali e antropologici del loro percorso di vita. Bisogna valorizzare i saperi propri di un nuovo umanesimo e nella sua promozione è indispensabile centrare la loro significatività, all’interno di un apprendimento situato e contestualizzato in ambienti caratterizzati da una profonda aderenza al principio di realtà, oserei dire che la dimensione esperienziale deve caratterizzare il percorso. Il bambino ed il ragazzo non sono entità astratte ma collocate in uno specifico contesto storico e culturale che si intreccia con dimensioni che ampliano la dimensione identitaria del singolo soggetto in una prospettiva di rapporto molteplice e vario. È necessario stabilire un contatto con i giovani e prediligere attività che prevedono rapporti intergenerazionali che hanno un impatto positivo. Chi si prende cura delle generazioni più moderne, trasmette il suo sapere, le sue esperienze e la sua saggezza e i giovani acquisiscono conoscenze attivando il pensiero solidale. Uno dei vantaggi principali del confronto con generazioni diverse dalla propria, infatti, è quello che troviamo più generalmente nelle transazioni comunicative che mettono in gioco persone con esperienze e background culturali differenti: la possibilità di considerare un punto di vista diverso dal nostro. E anche se l’esperienza di guardare il mondo da una nuova prospettiva non rientra a pieno titolo nel generale sviluppo delle competenze, siamo sicuri che rappresenti una via d’accesso privilegiata allo sviluppo personale. Un nuovo umanesimo deve partire dalle nuove generazioni. Dovrà essere un neo-umanesimo che riporti al centro l’uomo, la dignità di cui ogni persona è portatrice, dove l’amore, la fratellanza, la solidarietà, l’etica, la giustizia sociale, siano garanti di un patto comunitario globale, una realtà ove tutti, nessuno escluso, siano chiamati ad essere i protagonisti di una nuova ed eterna primavera. Ma questo possiamo farlo solo se siamo insieme, solo insieme possiamo provare e riuscire a ricostruire una società altra, le cui
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