27 situazioni ci si può limitare a ripetere alcune formule dettate spesso da pregiudizi o abitudini. Forse a livello personale questa scelta è fatta da molti, più o meno consapevolmente, forse nella scuola questo è ancora oggi l’orientamento prevalente nella gestione delle singole discipline. Una scuola con intenti formativi ed orientativi dovrebbe invece usare nuovi strumenti per affrontare la complessità culturale, che è anche esistenziale; non solo descrivere un fatto, ma ricercare le relazioni complesse. Sviluppare il pensiero divergente Il dinamismo della realtà contemporanea esige l’intelligenza di tipo creativo e divergente che fra le altre caratteristiche possiede quella, importantissima, della flessibilità: sapersi adeguare e rinnovare alla luce di nuovi fatti e nuove situazioni. Il cambiare le proprie idee ed i propri atteggiamenti può assumere diversi aspetti; può anche essere legato ad una povertà di principi e valori a cui fare riferimento, o al seguire in modo opportunistico idee e novità proposte dalla moda culturale. Certamente un cambiamento che avviene solo per fattori esterni non è segno di una personalità formata; la capacità di comprendere il nuovo è possibile solo se si possiede un patrimonio di scelte e di valori con cui fare interagire le novità; l’adesione acritica al nuovo non porta al rinnovamento ma all’azzeramento del vissuto. È però ugualmente negativo non essere disponibile a comprendere che cosa accade di nuovo, non leggere i nuovi segnali, non modificare i propri schemi e modelli alla luce di nuove informazioni. Appare molto importante il confrontarsi con ogni nuova esperienza come possibile fonte di situazioni positive; un tale atteggiamento di disponibilità culturale comporta anche una tolleranza verso le idee diverse e le persone differenti. Educare in questa direzione è un altro dei compiti che viene richiesto alla scuola; da questo deriva anche un diverso modo di trattare l’errore: non solo un fatto negativo, ma usarlo per capire meglio. Dialogo: vita di relazioni Per la vita di relazione un compito fondamentale della scuola è, e sarà sempre più pressante nei prossimi anni, quello di educare alla collaborazione in ogni attività; cioè a sapere interagire costruttivamente con altri per un comune progetto. Le attività professionali in cui si deve operare collaborando con altre persone sono in aumento. Spesso si ritiene che facendo da soli si raggiunge il risultato in modo più significativo, è proprio dal confronto e dallo scontro tra diverse posizioni, dal mettere insieme competenze e linguaggi differenti che permette di arrivare a risultati validi; ogni oggetto nuovo nasce comunque dal collegamento con patrimoni di attività e conoscenze elaborate in precedenza da altri. Non è sempre facile intendersi con altri ed ambiguità o incomprensioni sorgono facilmente; in genere è più facile dissentire e criticare negativamente un lavoro di altri piuttosto che mettersi a collaborare davvero per un progetto comune. Rinunciare anche al proprio orgoglio, sintomo spesso di difesa ed insicurezza, per mettersi nei panni dell’altro e tenere conto dei diversi punti di vista può essere difficile, ma è un dato del nostro vivere ed interagire di ogni giorno. In tutto ciò la scuola offre un contesto significativo: è uno spazio unitario, di attività comuni, con risorse collettive, in cui operano diverse personalità. Le rapide trasformazioni sociali e tecnologiche esigono un impegno di formazione permanente. Questo quadro complesso di cambiamenti sociali, produttivi e culturale indica che non si finisce mai di imparare. Le conoscenze si rinnovano; si modificano anche i modi di operare; la maggior parte delle professioni richiedono periodicamente nuovi studi ed aggiornamento; restare in contatto con progressi e novità scientifiche e tecnologiche appare in molti casi un dato necessario. La scuola in
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