Un nuovo umanesimo per evitare un disastro educativo

24 - la tradizione culturale dell’Italia è stata caratterizzata da momenti di intensa creatività e, più in generale, dall’apporto degli artisti, dei musicisti, degli scienziati, degli esploratori e degli artigiani. Quindi bisogna fare, sperimentare, intrecciare saperi diversi (genetica, linguistica, archeologia, ecologia, storia comparata dei miti e delle religioni), praticare l’arte e l’artigianato, ma anche giocare e legare il proprio vissuto alle nuove informazioni per dare senso a quanto si studia, perché il bisogno di conoscenze degli studenti non si soddisfa con il semplice accumulo di tante informazioni in vari campi, ma solo con il pieno dominio dei singoli ambiti disciplinari e, contemporaneamente, con l’elaborazione delle loro molteplici connessioni. È quindi decisiva una nuova alleanza fra scienza, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia. L’elaborazione delle conoscenze necessarie per comprendere l’attuale condizione dell’uomo planetario, connotata dalle molteplici interdipendenze fra locale e globale, è dunque la premessa indispensabile per l’esercizio consapevole di una cittadinanza nazionale, europea e planetaria. Oggi la scuola italiana può porsi un tale obiettivo, contribuendo con ciò a creare le condizioni propizie per rivitalizzare gli aspetti più alti e fecondi della nostra tradizione che è stata caratterizzata da momenti di intensa creatività – come la civiltà classica greca e latina, la Cristianità, il Rinascimento. - nei quali l’incontro fra culture diverse ha saputo generare l’idea di un essere umano integrale, capace di concentrare nella singolarità del microcosmo personale i molteplici aspetti del macrocosmo umano. Il concetto di nuovo umanesimo non è peculiare soltanto degli aspetti educativi ma anche di sfide globali per il mondo contemporaneo; infatti, è con l’appello a un nuovo umanesimo che Edgar Morin ha deciso di rispondere alla sfida della pandemia globale. Nella crisi del Covid, il filosofo francese riconosce una grande opportunità per cominciare una trasformazione radicale della società. Nel libro Cambiamo strada (2020), Morin parla di una nuova via animata dalla speranza del rinnovamento. È il suo più grande insegnamento: la complessità, così come in campo educativo, non deve farci paura, ma spingere a ridefinire il nostro pensiero e le nostre vite in maniera creativa, nuova, coraggiosa. Secondo Morin, la grande lezione del coronavirus è quella di spingerci a riflettere sulla nostra esistenza e sul destino della comunità umana come mai fatto prima. Il Covid è una grande esperienza collettiva che mette in crisi l’individualismo e l’edonismo capitalista della seconda metà del Novecento. L’uomo si è improvvisamente scoperto un essere fragile, che non domina affatto il pianeta e che, anzi, si scopre sempre più dipendente dai sottili equilibri della biosfera. «La nostra fragilità era stata dimenticata, la nostra precarietà occultata. Il mito occidentale dell’uomo il cui destino è diventare padrone e possessore della Natura è crollato di fronte a un virus», così come sono crollate le certezze delle tre I degli anni scorsi, lasciando i ragazzi senza centri di gravità permanente, bisogna passare ad un modello alunno orientato, così come in medicina si è passati ad una terapia personalizzata per il singolo paziente, anche a scuola si deve passare all’atto del plasmare le emozioni di un adolescente, solo così la scuola può tornare ad essere punto autorevole di formazione della persona.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=