Un nuovo umanesimo per evitare un disastro educativo

23 la nostra specificità spirituale e culturale. Riconosce inoltre la nostra fragilità. Abbiamo necessità di un nuovo umanesimo: inteso non come riedizione di un momento culturale storico, non come l'altra metà del pensiero e del sapere, non come punto di vista particolare sul mondo, ma come capacità di fronteggiare nuove responsabilità, riscoprire il pensiero interrogante, che si alimenta di critica, autocritica e cultura straniera; riappacificarci col tempo, mortificato da un presente privo sia della memoria dei predecessori sia del progetto per i nascituri; riappropriarci dell'arte della sintesi, della scienza dell'intero, della visione dell'insieme. Nel 1996 il Rettore di Harvard, Derek Bok, scriveva ai suoi studenti: «Noi non siamo capaci di prepararvi per quel lavoro che quasi certamente non esisterà più intorno a Voi fra pochi anni. Noi possiamo solo insegnarvi a diventare capaci di imparare, perché dovrete reimparare continuamente». Per rendere i ragazzi pronti a reimparare, la scuola non può essere serva del modello scolastico tecnico; infatti, il tentativo di avere una valutazione il più oggettiva possibile, ci ha portati ad una imitazione del modello anglosassone, ma facendoci perdere quei valori umanistici e soggettivi a cui si ispirava la scuola italiana. Noi professori che abbiamo il privilegio di coniugare passione e professione, siamo all'altezza del nostro nome? Ai nostri studenti riusciamo a trasmettere questa educazione di ampie vedute? Il nostro compito è quello di andare oltre gli obiettivi intermedi e puntare ad incuriosirli, istruirli, mobilitarli come cittadini e come neofiti della Conoscenza per poter affrontare gli alti e bassi della vita, mettendoli nella condizione di decodificare gli innumerevoli messaggi di un mondo globalizzato, poiché la conoscenza l’abbiamo quasi del tutto persa nell’informazione. Siamo in grado di rispondere alle loro domande? Se i giovani ci chiedessero: «Tu chi sei?», come Socrate diceva agli allievi e come S. Agostino diceva a sé stesso, cosa saremmo in grado di dire? Come fare? Quali strumenti ha la scuola italiana per poter seguire questa strada? Nel 2012 in Gazzetta Ufficiale il MIUR ha pubblicato le linee guida Per un nuovo umanesimo, contenuto nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, e ancora in vigore. Sembra di sognare, vi si dice che: - servono «l’esperimento, la manipolazione, il gioco, la narrazione, le espressioni artistiche e musicali», - bisogna superare «la frammentazione delle discipline ed integrarle in nuovi quadri d’insieme», - occorre «diffondere la consapevolezza dei grandi problemi dell’attuale condizione umana», - «le esperienze personali che i bambini e gli adolescenti hanno degli aspetti a loro prossimi della natura, della cultura, della società e della storia sono una via di accesso importante per la sensibilizzazione ai problemi più generali e per la conoscenza di orizzonti più estesi nello spazio e nel tempo».

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