22 …Il coraggio dell’io ha quindi a che fare con il coraggio della società di tenere sempre aperte, di non chiudere mai, le strade di uno sviluppo integrale della persona, di ogni persona. …A questo dovere ci richiama la nostra Costituzione la cui impronta è, appunto, personalista. …Si tratta, anche per i credenti, della chiave del rapporto con Dio.» (Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 20/08/2021, alla sessione di apertura della 42° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, passim). Chi è l’uomo per Dio? «… l’uomo non è per Dio un oggetto, uno strumento, di cui Egli si servirebbe per trarne la sua gloria: è un soggetto, che deve glorificare Dio mediante il bene stesso della sua soggettività. D’altra parte, però lo scopo della creazione non può essere semplicemente la felicità soggettiva dell’uomo: se l’uomo dovesse essere felice ad ogni costo, perché non crearlo tale, definitivamente sin dal principio? Lo scopo della creazione è dunque – se consideriamo l’ordine normale - che l’uomo sia felice di una felicità veramente sua: sua nel senso che vi abbia, in una maniera o in un’altra, contribuito mediante ciò che ha di più personale: l’esercizio della sua libertà. La beatitudine, normalmente, è una beatitudine meritata, una ricompensa. Vi pervengono coloro che, agendo bene, aprendosi al Valore, mantengono, nella loro esistenza vissuta, la loro dignità di persona. Se non la mantengono, sarà di essi come si saranno fatti essi stessi. In tal modo si vede in quali limiti bisogna riconoscere alla persona un valore assoluto: a condizione che la persona rispetti in sé stessa la dignità che le è propria, comportandosi degnamente. Somma discrezione di Dio, che «dispone di noi con rispetto». «La nostra dignità personale è nelle nostre mani: dipende da noi salvarla o perderla o, più esattamente, cambiarne il segno». (Joseph De Finance, Etica generale, ed. Tipografia meridionale, Cassano Murge-Bari, 1986, p. 454). FORMAZIONE INTEGRALE: RIFLESSIONI Franca Tolomeo Educare vuol dire condurre qualcuno all’evoluzione, di conseguenza il principale obiettivo educativo della scuola non è e non può essere quello di inseguire lo sviluppo di singole tecniche e competenze, piuttosto è quello di formare saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale, affinché possa affrontare con responsabilità l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali presenti e futuri. L’elaborazione, quindi, di nuovi saperi necessari per comprendere l’attuale condizione dell’uomo planetario è la premessa indispensabile per formare cittadini attivi; pertanto, dalla valutazione della prestazione bisogna tornare alla valutazione della soggettività. Occorre coltivare nei più giovani l’idea di un essere umano integrale, capace di concentrare nella singolarità del personale microcosmo i molteplici aspetti del macrocosmo umano, risulta quindi decisiva e prioritaria nella scuola di oggi una nuova alleanza fra le diverse materie di studio (es. scienze, tecnologia, storia, materie umanistiche), in grado di delineare un reale nuovo umanesimo. Il nuovo umanesimo rifiuta l’umanesimo della quasi divinizzazione dell’uomo, teso alla conquista e al dominio della natura. Riconosce la complessità umana, fatta di contraddizioni. L’umanesimo nuovo riconosce la nostra animalità e il nostro legame ombelicale con la natura, ma riconosce anche
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=