Un nuovo umanesimo per evitare un disastro educativo

20 Bisogna dare ordine al caos, riscoprire il senso dell’armonia affinché emerga la speranza che un nuovo mondo è possibile, che un uomo nuovo può rinascere capace di cura e di custodia di sé stesso, dell’umanità, del creato. È necessario tornare alle origini e da lì ripercorrere il cammino fatto di sconfitte e di vittorie di questa umanità, trovare le radici, il fondamento che dà valore all’esistenza umana, ciò che esiste di per sé e non può essere negato da teorie relativistiche che hanno disancorato l’uomo gettandolo in balia del mare dell’infinito senza una bussola che orienti il suo viaggio. La filosofia prima del ’900 era una filosofia di sistema (Kant-Hegel) in un mondo che presentava confini definiti dove l’uomo si muoveva più facilmente. A partire dal ’900 questa sistematicità, non tanto del pensiero filosofico ma sostanzialmente del mondo tutto, viene spezzata, frantumata, e di conseguenza viene difficile mettere assieme i pezzi ed è più difficoltoso per l’uomo orientarsi. Il ’900 è un secolo di grandi sconvolgimenti politici, sociali, economici. È un secolo che registra la crisi della metafisica, della filosofia, del pensiero. Fa scuola Husserl che, nel suo saggio La crisi delle scienze europee, parla di questa caduta del pensiero per il mancato riferimento alla metafisica. In campo scientifico c’è l’altra rivoluzione dalla geometria euclidea alle geometrie non euclidee che fanno da strada e da supporto al relativismo stesso. Tutto è ammesso. Tutto è concesso. Si afferma un relativismo valoriale. Ciò che conta non è ciò che sono, ma ciò che ho e ciò che produco. Ciò che vale è il risultato. Dice De Finance: «Ciò che conta, dal punto di vista dell’arte o della tecnica, è che l’opera sia riuscita: che la statua sia bella, che il tavolo stia bene in piedi, che l’aereo voli… L’agente e il suo atto non hanno importanza che in rapporto all’opera. È ad essi invece, e più precisamente all’agente considerato attraverso il suo atto, che l’etica s’interessa in primo luogo». (Joseph De Finance, Etica generale, ed. Tipografia meridionale, Cassano Murge-Bari, 1986, p. 8) Bisogna riaffermare il soggetto vivente come valore di per sé, capace di ridare armonia, ordine al caos delle idee e delle azioni. Bisogna riconoscere la persona come valore irrinunciabile. È urgente allora ri-orientare l’uomo. Dal piccolo villaggio l’uomo contemporaneo è chiamato ad abitare il grande villaggio, a vivere in un mondo globalizzato, in un mondo sempre più virtuale bombardato da una serie di messaggi. Trascinato fuori di sé ha perso la connessione con sé stesso. Altri pensano per lui. Bisogna che l’uomo utilizzi la sua capacità di pensare. Hannah Arendt, avendo seguito il processo del generale nazista Adolf Eichmann, dice: «Fin dai tempi di Socrate e Platone siamo soliti considerare il pensiero come quella conversazione, quel silenzioso dialogo che c’è tra me e me stesso. L’unica e più peculiare qualità umana è la capacità di pensare. Rinunciare a pensare, l’incapacità di pensare non consente di dare un giudizio morale. Questa incapacità di pensare ha dato la possibilità a molti cosiddetti esseri umani ordinari di commettere azioni riprovevoli su vasta scala mondiale.

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