Un nuovo umanesimo per evitare un disastro educativo

17 significava un liberi tutti. Purtroppo, invece, l’esplosione di Covid-19 ci ha trovati impreparati sotto tutti i punti di vista, materiale, organizzativo, emotivo e morale. Infatti, dopo la grande illusione di «andrà tutto bene» abbiamo avuto dinanzi agli occhi una scena che non avremmo potuto sopportare neppure nel più drammatico dei film: i carri militari portavano lontano le bare di tanti morti. Soldati pieni di pietà, la teoria dei mezzi lenti e pesanti, il silenzio dell’alba grigia e rarefatta restituivano un senso di sacralità alla morte, ma a che prezzo. Senza il pianto degli affetti, senza una benedizione o un viatico per l’Aldilà, senza un fiore in onore a tante vite cadute all’improvviso. Mi sono venute in mente così, in un attimo, alcune domande: dove poggia la nostra sicurezza di avere sotto controllo i drammi dell’umanità? Da homo sapiens credevamo, molto insipienti, di essere diventati homo deus? E adesso? La scienza e la tecnologia hanno fatto il miracolo dei vaccini, ma ci sono le varianti. Che cosa ci dice il cammino dell’incivilimento umano, dalla preistoria in poi? Quali costanti ci hanno fatto crescere e risalire, pur tra innominabili cadute, come ad esempio l’orrore dei campi di concentramento? VIII secolo a.C., 1000 anni fa Qual è il primo eroe che la grande letteratura mondiale ci presenta? Il greco Achille, figlio di Peleo e della nereide Tetide, eroe semidio, detto piè veloce. Educato dal Centauro Chirone, Achille impara la musica, la medicina, le virtù come la sincerità e la sopportazione del dolore, le arti della caccia e della guerra, e sperimenta il valore dell’amicizia grazie a Patroclo, suo compagno di armi. Posto davanti a un dilemma, sceglie una vita breve e gloriosa invece di una vita lunga ma senza gloria. In che cosa Achille il semidio è glorioso? Indubbiamente nell’esercizio delle armi durante la decennale guerra di Troia, dove è autore di molte incursioni vittoriose. E non solo, egli appare fedele alla legge dell’onore e agli affetti. Infatti, lascia cadere l’astensione dalla battaglia - decisa in opposizione all’offesa di Agamennone – e scende in battaglia contro il troiano Ettore, per vendicare la morte di Patroclo. Non solo Ettore è ucciso, ma Achille nel suo furore, …Ettore glorioso, da che gli ha tolto la vita, attacca ai cavalli e dell’amico intorno alla tomba lo trascina: e questo non è bello né giusto. (Iliade, XXIV, 50-52, trad.it. Rosa Calzecchi Onesti) Non è gloria la vittoria sul nemico. Perché, come dice il dio Apollo: Così Achille ha distrutto ogni pietà, né rispetto C’è in lui, che molto gli uomini danneggia e avvantaggia (id. 44-45) Priamo, padre di Ettore, si reca da Achille con un riscatto abbondante al fine di ottenere il corpo del figlio e l’eroe risponde: Non m’irritare ora, o vecchio; son io che voglio Renderti Ettore, perché messaggera mi venne da Zeus La madre che mi partorì figlia del vecchio dio marino (id. 560-562)

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