10 Degli effetti dell’isolamento sulla popolazione anziana si è occupato anche il Centro di Documentazione per la Promozione della Salute (DORS Piemonte) evidenziando che «le persone anziane sono anche più vulnerabili rispetto alle conseguenze della solitudine e dell’esclusione sociale» prodotte dalla pandemia. Non c’è dubbio che ognuno di noi sia una meravigliosa e complessa realtà psicosomatica e che il contatto fisico con gli altri e con l’ambiente sia fondamentale per lo sviluppo equilibrato delle capacità intellettive e della personalità. Se la società esiste è perché l’uomo è, come sostiene Aristotele, un animale sociale. Ciò significa che ha bisogno della società per vivere. Del resto, tutti sappiamo, per esperienza, che per essere consapevoli della nostra identità di soggetti ed acquistare fiducia in noi stessi abbiamo bisogno di essere attenzionati dagli altri con cui possiamo confrontarci e dialogare. Penso che i dati empirici fin qui raccolti durante la pandemia, destinati sicuramente a crescere in quantità e qualità, possano già essere sufficienti a confermare che se l’uomo ontologicamente non fosse persona, nodo di relazioni sociali, l’esperienza fatta in questi anni difficili non sarebbe né spiegabile, né giustificabile. Secondo quesito - Possiamo individuare nell’organizzazione sociale dell’uomo contemporaneo l’origine di problemi che mortificano la sua capacità relazionale? Da molti anni si sono moltiplicate riflessioni e studi sul concetto di benessere sociale perché risultano evidenti le contraddizioni, i disagi, i conflitti presenti anche nel nostro Occidente e la distanza sempre più profonda tra questo e il resto del mondo. La forbice tra paesi ricchi e paesi poveri e tra ricchi e poveri anche all’interno di uno stesso paese si è fatta sempre più profonda. Appare evidente che non possiamo misurare il benessere del singolo solo considerando il suo profitto e quello dello stato prendendo in considerazione esclusivamente il PIL. La valutazione del benessere in termini esclusivamente quantitativi, ovvero riferendoci ai livelli di ricchezza e di consumo, non è sufficiente, bisogna considerare il problema anche dal punto di vista qualitativo. Ad una buona qualità della vita contribuiscono anche l’accesso all’istruzione, le condizioni di salute, la salubrità dell’ambiente, l’accessibilità ai servizi sociali, l’integrazione sociale, il buon funzionamento della giustizia, la fruibilità dei luoghi culturali e ricreativi e numerose altre variabili. Su questo già da tempo si sta facendo ricerca, ma non c’è dubbio che la pandemia, velocizzando i processi in atto, ha portato alla luce in modo ancora più forte molti problemi in buona parte riconducibili ad una organizzazione sociale che ha rivelato tutte le sue crepe. Su tutto questo esiste già molta letteratura, qui interessa piuttosto evidenziare alcuni aspetti colti con un rapido sguardo sul nostro paese, che possono essere utili ad orientare la riflessione. La strategia scelta per arginare il contagio, nelle linee di fondo, è stata la stessa su tutto il territorio nazionale, ma gli effetti non sono stati i medesimi proprio perché le condizioni di base dei destinatari di tali manovre erano alquanto diseguali. È apparso chiaro che non tutti hanno gli strumenti che consentono un medesimo accesso all’istruzione, i servizi non sono equamente distribuiti specie quelli finalizzati alla cura dell’infanzia, dei disabili e degli anziani, ma non solo.
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