Un nuovo umanesimo per evitare un disastro educativo

9 informatica, questa ha indubbiamente generato i grandi cambiamenti culturali che hanno accompagnato quelli economici e politici. Ma è stata, soprattutto, la diffusione del Covid-19, che non ha risparmiato alcun grande continente o piccola località, a far emergere criticità, limiti, incongruenze della micro e macroorganizzazione del villaggio globale che sembrava votata a garantire un benessere diffuso. Bene, a me sembra che i fenomeni, i fatti di vita, le domande e i bisogni che gli uomini dell’intero pianeta-terra hanno fatto emergere durante la pandemia, offrano un campo di esperienze quanto mai adeguato a dare risposte ai quesiti posti. Mai, come oggi, ci si è presentata, infatti, la possibilità di verificare empiricamente e di comprendere alcuni tratti del comportamento umano allargando lo sguardo ad un livello di quasi universalità. Anche se ognuno dei tre interrogativi richiederebbe una indagine approfondita, cosa che non ho le competenze né gli strumenti per fare, mi limiterò a considerare nell’esperienza recente quello che, a parer mio, si è manifestato con maggior evidenza nella speranza di offrire un piccolo contributo alla riflessione. Primo quesito - Possiamo confermare che l’essenza della natura umana è il suo essere persona, ovvero soggetto relazionale? Per far fronte alla pandemia la comunità scientifica ha prima di tutto invitato al distanziamento inizialmente definito come sociale, ritenuto necessario per contenere la rapida diffusione del contagio ed evitare il collasso delle strutture ospedaliere. Ciò ha inevitabilmente provocato la sospensione di una abituale vita comunitaria. Si è provveduto alla chiusura quasi totale dei negozi, delle scuole, dei teatri, insomma di ogni luogo di aggregazione ed incontro finalizzato ad attività economiche, culturali, politiche, religiose e ricreative. Pian piano ci siamo resi conto di quanto importante sia per ciascuno di noi l’articolata rete dei servizi territoriali, che sono sempre spazi di relazioni sociali, e di quali gravi conseguenze provochi l’impossibilità di accedere ad essa. Tra queste la più pesante è stata sicuramente il vivere in condizioni di isolamento che la tecnologia, con i collegamenti online, ha aiutato a contenere almeno per quanti, possedendo un computer, avevano dimestichezza con gli strumenti informatici. Ma abbiamo scoperto che la relazione virtuale spesso non è in grado, specie se ad essa si deve ricorrere per un periodo prolungato, di sostituire pienamente quella in presenza. Sono state registrate da psicologi, docenti, medici, situazioni di malessere diffuse, ma avvertite, in modo particolare, dalle frange più fragili della società: giovani3 ed anziani. In previsione di questo, già dal maggio del 2020, il Gruppo di lavoro ISS Salute mentale ed emergenza COVID-19, nelle Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno della salute mentale nei minori di età̀ durante la pandemia COVID-19, mentre raccomandava di garantire il distanziamento fisico, invitava ad evitare quello sociale capace, appunto, di provocare varie tipologie di disturbi psichici4. 3 cfr. Sondaggio sul crescente senso di solitudine commissionato dal Sole 24 Ore nell’ottobre 2020 4 Cfr. Versione del 31 maggio 2020. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2020. Rapporto ISS COVID-19 n. 43/2020

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