Vivere la testimonianza di Don Lorenzo Milani a cento anni dalla nascita

4 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA l’“io” diventa sé stesso solo dal “tu” e dal “voi”, è creato per il dialogo, per la comunione sincronica e diacronica. E solo l’incontro con il “tu” e con il “noi” apre l’“io” a sé stesso». L’educazione “non è imposizione, ma realmente apertura dell’‘io’ al ‘tu’, al ‘noi’ e al ‘Tu’ di Dio”» (10). L’amore alla verità, quindi, si declina come amore al frammento di verità e di bene presente in chiunque e in ogni cosa. Lo sguardo educato dalla fede è sempre ecumenico e magnanimo. Il Papa, inoltre, parla dell’educazione come promozione della libertà della coscienza. La tensione alla verità, che è propria dell’educazione, suppone l’affermazione del valore intangibile dell’uomo, di ogni uomo, che deve essere accolto e rispettato come un dato in nessun modo manipolabile, insieme alla stima per la grandezza della sua coscienza. Su queste fondamenta può svilupparsi un’educazione che ami la libertà, la capacità critica, il pluralismo, la pace. Pluralista e pacifica è una società nella quale le differenti libertà umane possano affermarsi, secondo la verità riconosciuta dalla coscienza, senza contraddirsi. Lo sviluppo di una socialità davvero libera e plurale esige l’umile e progressiva educazione a una conoscenza critica, e suppone la fiducia nella sua coscienza. È triste constatare che, negli ultimi anni, siano diminuite in modo significativo, a livello mondiale, le spese per l’educazione, mentre le spese militari hanno superato addirittura il livello registrato al termine della «guerra fredda» e che sembrano destinate a crescere ancora. Don Milani testimonia l’importanza del rapporto educativo tra ragazzo e adulto. Scriveva il grande teologo Hans Urs von Balthasar che è caratteristica dei figli degli uomini «la meravigliosa predisposizione di poter essere immessi nella tradizione dell’umanità attraverso degli esseri umani» (11). Questa «meravigliosa predisposizione» ci definisce talmente che il rapporto con noi stessi e il mondo è per sempre e misteriosamente segnato dalle persone che ci hanno educato. L’immissione nella «tradizione dell’umanità» è opera di padre e madre, capace di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune. Troviamo scritto in Lettera a una professoressa: «Ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia». Questo è un appello alla responsabilità. Un appello che riguarda voi, cari giovani, ma prima di tutto noi, adulti, chiamati a vivere la libertà di coscienza in modo autentico, come ricerca del vero, del bello e del bene, pronti a pagare il prezzo che ciò comporta. E questo senza compromessi» (8). Può educare solo chi sente in sé il richiamo dell’assoluto, la ricerca degli uomini della verità, della bellezza e della bontà. L’educazione si nutre, dice il Papa, del confronto con la realtà. In altra occasione, Francesco ha spiegato che educare significa «aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! […] Se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!» (9). La scuola educa aprendo la ragione e il cuore dell’alunno alla realtà, nella totalità delle sue dimensioni e profondità. Per questa ragione, don Milani usava il libro e il giornale, la letteratura e la politica. Se non ci si confronta con la realtà nella totalità dei suoi elementi, si è facili preda delle ideologie. Compito dell’educazione è aprire il discente (meglio, il discepolo) alla realtà, facendone percepire la grandezza e la vera profondità. In tal modo il discepolo è anche aperto alla comprensione di sé stesso, liberato dall’inevitabile parzialità cui va incontro chi resta chiuso nei propri sogni e nelle ombre della sua propria mente. L’accesso alla realtà libera l’uomo dalla chiusura in sé stesso e ne allarga gli orizzonti all’infinitamente grande, al mistero che circonda ogni cosa conosciuta. La realtà più grande è l’altro, il tu, la cui «scoperta» libera dalla solitudine. «In realtà, è essenziale per la persona umana il fatto che diventa sé stessa solo dall’altro, (8) Francesco, Discorso commemorativo alla tomba di don Lorenzo Milani, Giardino adiacente la Chiesa di Sant’Andrea a Barbiana (Firenze), 20 giugno 2017, n. 2. (9) Francesco, Discorso al mondo della scuola italiana, Roma 10 maggio 2014. (10) Benedetto XVI, Discorso alla Conferenza Episcopale Italiana, 27 maggio 2010. (11) H.U. von Balthasar, Esistenza sacerdotale, Brescia 2010, 39.

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