41 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA Scrittura, nei passi che lo riguardavano. E solo a tavola, allo spezzar del pane, si aprirono gli occhi degli anonimi discepoli che lo riconobbero. A questo punto Lui li lasciò e loro tornarono a Gerusalemme, dagli undici discepoli, nella prima minuscola Chiesa. Emozionati e rincuorati, ma lasciati fisicamente soli, i due discepoli, come tutti i cristiani dopo di loro, non vengono esauditi nella richiesta di una presenza visibile di Gesù: «Resta con noi, perché il sole ormai tramonta» (11). Il sole è tramontato anche a Barbiana. Poche ore prima della sua morte, don Lorenzo disse all’allievo e amico Michele Gesualdi: »In questa stanza c’è un cammello che passa dalla cruna dell’ago. Non lo raccontare mai a nessuno» (12). Si sentiva come un «giovane ricco» che, a differenza di quello citato dal Vangelo, aveva venduto tutti i suoi beni, per darli ai poveri, secondo l’invito di Gesu. La testimonianza di questa morte è per noi una lezione che non tutti gli studiosi di don Milani prendono in considerazione. La stessa autorevole rivista dei gesuiti «Civiltà Cattolica», che nel numero del 20.9.1958 aveva condannato Esperienze pastorali (un articolo di P. Angelo Perego diceva che il libro «confonde le menti, esaspera gli spiriti, scalfisce la fiducia nella Chiesa»), nel numero del 6.10.2007 (pp. 33-45) ha riabilitato tutta l’opera e la figura del Priore, con un articolo di P. Piersandro Vanzan, dal titolo: Don Lorenzo Milani, un prete «schierato» con il Vangelo. P. Vanzan è stato un teologo e scrittore gesuita, che negli anni ‘60 era un caro amico e consulente dell’Uciim di Reggio E, dove si è anche impegnato, senza successo, nonostante la benedizione del vescovo Gilberto Baroni, a promuovere l’unificazione delle due neonate associazioni studentesche cattoliche, USM e GS-One Way, poi CIELLE. Si è dovuto attendere Papa Francesco, un altro gesuita, perché, nel 2014, venisse tolto il divieto di pubblicare il più importante libro di don Milani Esperienze pastorali. Allora erano morti anche Gesualdo Nosengo, Maria Badaloni, Carlo Buzzi, Cesarina Checcacci, don Luigi Giussani. Avevano gettato e coltivato semi che hanno prodotto unioni professionali di docenti e di educatori, nel contesto sociale, politico, economico, ecclesiale del Dopoguerra. Nel clima del Concilio e del post-Concilio ci sono stati fra queste associazioni momenti di crescita, di tensioni conflittuali, di avvicinamento, sia in sede ecclesiale, nell’UNESU e nella CNAL, sia in sede ministeriale, nel FONADDS (Forum Nazionale Associazioni professionali dei Docenti e dei Dirigenti Scolastici, DM. prot. n. 189 del 2 marzo 2018). Ora ci sono le premesse per un ripensamento e per un dialogo, che si è avviato nella stagione di papa Francesco, con qualche incertezza, non tanto per il respiro universale del suo accogliente e appassionato magistero, quanto per la difficoltà di sintonizzarsi con l’ampiezza dei suoi orizzonti e con i suoi riferimenti alla realtà dei problemi, e ai richiami ai diritti e ai doveri delle persone concrete. Pensiamo alle encicliche Laudato sì, Fratelli tutti, le sue iniziative ecumeniche e interreligiose, le giornate della Gioventù come quella che ha visto nell’agosto 2023 a Lisbona un milione di giovani, tra cui molti studenti e insegnanti, con appuntamento alla prossima GMG in Corea, al Patto educativo globale lanciato dal Papa a livello mondiale (13), a cui si collega la proposta del service learning, di cui ha parlato nel suo intervento Italo Fiorin. Si pensi anche alle migliaia di giovani impegnati nell’elaborazione di una «Economia di Francesco». Le associazioni sono impegnate, ciascuna per conto proprio, a pensare una nuova «paideia» scolastica in questo «cambiamento d’epoca», in cui sono poco ascoltate le autorità mondiali come quelle del Papa cattolico e quella del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che parlano il sempre meno compreso linguaggio dei diritti umani e della fratellanza universale. Le associazioni sono da un lato interessate a conservare la loro appartenenza ecclesiale, riconducendola alle proprie origini storiche, dall’altro sembrano incerte nel cercare le concrete modalità diplomatiche e organizzative con cui aiutarsi a fare sinergie, «economie di sca- (10) Mt, 28, 20 (11) Lc, 24, 29 (12) Michele Gesualdi, Don Lorenzo Milani L’esilio di Barbiana. San Paolo, Cinisello Balsamo Milano, 2016, p. 237 (13) Domenico Simeone (a cura di), Il patto educativo globale. Una sfida per il nostro tempo (sette percorsi educativi), Ed.San Paolo, Milano 2023
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