2 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei Vivere la testimonianza di Don Lorenzo Milani a cento anni dalla nascita Ringrazio gli organizzatori dell’incontro non solo per l’invito che mi è stato rivolto, ma soprattutto per aver pensato a questo momento di riflessione e testimonianza. A me non compete delineare storicamente la figura e l’opera di don Milani, ma semmai avviare il nostro dialogo puntato sull’attualità, sull’oggi della nostra testimonianza, sull’impegno di educazione a favore dei bambini, ragazzi e giovani. Una riflessione sulla testimonianza di don Milani ha senso se interroga e illumina i nostri tentativi e la nostra attuale esperienza. È questo un momento in cui la sfida educativa, talora delineata come vera emergenza, è evidente nella sua imponenza. Pensiamo ai fatti di cronaca di questi mesi riguardanti violenze di giovani su giovani, e di ragazzi su ragazzi. La sofferenza muta di tanti giovani si ripercuote molto spesso contro sé stessi e il proprio corpo, nelle minacce contro la propria vita, nei comportamenti autolesivi, nei disturbi del comportamento alimentare e nel ritiro dalla scuola e dalla vita sociale. Molto, troppo alto, l’indice di dispersione scolastica, di disoccupazione giovanile e di giovani che non lavorano e non studiano (Neet). Si comprende che tanti ragazzi e giovani soffrono di ansia per l’incertezza in cui sentono avvolto il proprio futuro. Alcune inchieste giornalistiche di questi giorni (1) rendono evidente il disagio di tanti giovani. Sono tutti fenomeni che devono interrogarci profondamente, perché è in gioco la felicità e la vita dei nostri ragazzi. E se non sappiamo offrire e testimoniare a loro grandi ragioni di vita, allora è in gioco la solidità stessa del nostro futuro. I giovani, infatti, sono come una spia della nostra capacità di pensare il futuro e della tenuta valoriale del nostro tessuto sociale. Al tempo stesso è forte nei giovani la richiesta di senso e di riferimenti comunitari. È forte la domanda di educazione. La giovinezza è un tesoro grande, una ricchezza peculiare, per ciò che è in sé stessa e per la fecondità che sa dare. È sempre una primavera, un cominciamento, un’apertura all’infinito, al futuro e alla felicità. Interroghiamoci: sappiamo guardare con stima e fiducia i nostri giovani, sappiamo offrire a loro una compagnia autorevole che li aiuti ad essere quel che sono, sappiamo sostenerli nel realizzare il sogno di una vita bella e intensa? Sono queste le domande che mi pongo spesso. Nell’agosto scorso, nella Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, abbiamo potuto vedere tanta bella gioventù mobilitarsi nella ricerca e contemplazione del «più bello, più grande, più attraente e necessario» (Francesco), proposto e testimoniato dal Papa. La giovinezza ha bisogno di compagnie autorevoli e proposte alte. Questa è l’educazione, capace di trasmettere non solo informazioni e di formare abilità, ma di formare ad una posizione umana aperta e fiduciosa verso la vita e capace di relazione. Non possiamo non lasciarci interpellare dalla realtà tentando un discernimento comune e un’azione comunitaria. La Chiesa può farlo in forza della sua missione, come ci ricorda il Concilio Vatica- (1) M.E. Viggiano, Assistenza e ascolto, una rete di salvezza per gli adolescenti, in Corriere della Sera 17 ottobre 2023, 33; M.N. De Luca, Uccidersi di fame. L’epidemia invisibile Record di disturbi alimentare tra i teenager: i malati sono 1,5 milioni. Ma i centri chiudono, in La Repubblica 23 ottobre 2023, 28-29.
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