35 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA ecc. Dopo tanti anni, ancora oggi, quando ci si incontra, avvertiamo la positività e l’entusiasmo di quella scuola. Forse dovremmo ritornare a quella scuola che all’epoca si chiamava «sperimentale». 4. L’ultimo sollecitazione che è emersa da questo convegno mi sembra essere la riscoperta dell’impegno comunitario. Questo impegno è assai significativo in quanto ci rivela come egli ha considerato la sua opera non in modo individualista o da protagonista isolato. Al riguardo si deve notare come don Milani ha sempre chiesto al suo Vescovo di riconoscere la sua opera perché non fosse privata, ma ecclesiale. Questo ci ricorda che l’educazione è opera comunitaria, e i soggetti educanti sono molteplici a partire dai genitori, ai nonni, ai famigliari per aprirsi alla comunità e alla Chiesa. Il cammino scolastico riguarda proprio questa molteplicità di soggetti. Chi educa, in definitiva, è la comunità nel suo insieme. Un altro tratto di modernità che oggi don Milani ci consegna è proprio questa passione educativa in senso comunitario, e su questo dobbiamo investire, oggi più di ieri considerando la situazione delle famiglie ed il contesto individualista del nostro tempo. Vorrei dire che questo richiamo alla comunitarietà è profetico! Al riguardo basta richiamare che il Papa ha proposto il «Patto educativo globale» in vista della fratellanza umana (Villaggio educativo). Si tratta di creare un’alleanza tra tutti i soggetti educativi. Don Milani ha anticipato questa proposta attuandola con il suo metodo inclusivo. e si fanno carico della realtà in cui vivono. Siamo così chiamati a riscoprire il mistero dell’incarnazione, l’umanità di Gesù. A me sembra fondamentale questa riscoperta. Giustamente mettiamo in evidenza la divinità di Gesù, ma dobbiamo ugualmente professare e considerare nell’atto di fede che Egli è veramente uomo, ed ha assunto in sé tutta la realtà umana, ad eccezione della parte negativa del peccato, per salvarla. 3. Un terzo punto fondamentale della pastorale di Don Milani è la cura dei più poveri, concretamente dei ragazzi che non avevano istruzione. Ha dato loro la parola e la parola è fondamentale per esprimersi, essere attivi e protagonisti. Senza di essa non c’è dignità umana, non c’è giustizia, non c’è inclusione. Questo tratto dell’azione del Priore di Barbiana è quanto mai attuale nei confronti dell’accoglienza dei migranti e della loro inclusione nel tessuto sociale ed ecclesiale delle nostre realtà, così come chiama a prendersi cura dell’umanità malata e del disagio sociale. Quanto mai attuale poi è l’attenzione verso il mondo intellettuale promuovendo una formazione profonda fin dalle scuole primarie. I lavori di questa giornata, mi hanno fatto ritornare alla mente un’espressione di una Maestra Santa della mia terra Lucia Filippini che, alla fine del 1600 e gli inizi del 1700, ha dato origine, sotto la guida del Cardinale Marco Antonio Barbarigo, Vescovo di Montefiascone e Corneto (Tarquinia) alle scuole per le bambine del popolo, insegnando loro, come anche alle donne, a leggere e a scrivere, quindi ad esprimersi. La Santa parlava di «Carità delle scuole». Espressione in linea con l’azione pedagogica di don Milani. Personalmente ritorno alla scuola media che ho frequentato agli inizi degli anni 70. Frequentavo il Seminario minore della mia diocesi di Montefiascone, e noi seminaristi frequentavamo la scuola media statale «Card. Salotti», una scuola a tempo pieno, voluta e sostenuta da una preside che l’aveva fondata e si richiamava ai principi della Scuola di Barbiana. Noi ragazzi non ne eravamo consapevoli, ma quello che abbiamo vissuto era in perfetta linea con la nostra esperienza, dove innanzitutto nessuno doveva rimanere indietro e dove, accanto alle materie curriculari, c’era l’attenzione alla società attraverso il giornale e la lezione di «giornalismo», il teatro, la fotografia
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