34 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA Mons. Fabio Fabene, Arcivescovo Segretario del Dicastero delle Cause dei Santi Conclusioni del Convegno Ringrazio sentitamente i relatori ed i partecipanti a questo Convegno, organizzato da DIESSE, AIDU, DISAL, AIMC e UCIIM, in collaborazione con l’Università di Firenze e la FUCI toscana. Vorrei subito sottolineare che il primo frutto di questa iniziativa è stata proprio la collaborazione tra questi gruppi e movimenti educativi che, con un lavoro sinergico, hanno offerto un evento culturale di notevole spessore, degno di una sede universitaria e in cui la figura di don Milani è emersa in tutta la sua completezza umana, cristiana, sacerdotale ed educativa. È auspicabile che questa collaborazione continui per poter organizzare altri momenti di riflessione e di approfondimento sulle grandi questioni dell’educazione, del sistema educativo, soprattutto delle problematiche dei bambini, dei ragazzi e dei giovani che furono protagonisti dell’opera di don Milani. Nel nostro tempo diventa sempre più rilevante una riflessione sul ruolo educativo della famiglia in un contesto culturale e sociologico che ha messo in discussione la sua concezione tradizionale, aprendo nuove problematiche che riguardano in modo particolare i genitori. Queste nuove emergenze educative, come ha detto il prof. Morcellini, chiedono di non girarsi dall’altra parte, di non fermarsi ad essere spettatori, ma davanti alla povertà educativa, alle disuguaglianze, alla situazione in cui si trovano gli insegnanti stessi non possiamo essere spettatori inerti. Don Milani ha affrontato coraggiosamente la situazione umana, sociale e pastorale che ha trovato a Barbiana, assumendola e trasformandola con un progetto educativo, universalmente conosciuto come la «Scuola di Barbiana», i cui principi sono espressi in «Lettera ad una Professoressa» ed in «Esperienze pastorali». Preziose al riguardo sono state le testimonianze di Sandra Gesualdi, Mons. Giovanni Paccosi e Don Andrea Bigalli che ci hanno calato nella realtà diocesana e presbiterale di Firenze in cui si è formato e ha svolto la sua azione pastorale don Milani. Una realtà ecclesiale ricca di figure nuove e profetiche ed al tempo stesso problematiche e in qualche modo incomprese. A nome di tutti ringrazio l’Arcivescovo di Firenze, il Cardinale Giuseppe Betori, per aver sostenuto l’iniziativa e aver mandato come suo rappresentante Don Andrea Bigalli, come anche ringrazio la Rettrice dell’Università per aver concesso questa splendida sala. Mi vorrei soffermare su alcuni dati emersi dai lavori di questa giornata. 1. In primo luogo vorrei richiamare il fatto che alla radice dell’opera educativa di don Lorenzo Milani c’è stato il suo essere prete nella fedeltà al Vangelo e all’uomo, concretamente a quei ragazzi e giovani delle parrocchie di Calenzano prima e poi di Barbiana. Le parole della madre rivelano le aspirazioni profonde di don Lorenzo, ella afferma: «mio figlio era in cerca dell’assoluto. Lo ha trovato nella religione e nella vocazione sacerdotale». Queste parole ci aprono il cuore e l’animo di quel giovane sensibile, e controcorrente rispetto alle aspettative famigliari, ma anche critico rispetto ad una fede troppo esteriore e poco fondata sulla ricerca interiore della verità. Nonostante i contrasti con il suo Vescovo, il Cardinale Ermenegildo Florit, emersi durante i lavori, Don Milani fu un sacerdote fedele alla Chiesa. Al riguardo, mi piace ricordare quello che rispondeva a coloro che lo invitavano a lasciare la Chiesa: «se lascio la Chiesa, chi perdonerà i miei peccati?». 2. Un secondo punto che è stato rilevato è la fede incarnata che Don Milani ha vissuto. Egli non è fuggito davanti alle difficoltà del suo gregge, si è donato in modo creativo a quella sperduta parrocchia dell’Appenino Toscano, con fedeltà fino al dono totale di sé stesso, rendendo soggetti attivi i suoi parrocchiani. È una testimonianza di fronte alle correnti spiritualiste e gnostiche del nostro tempo. Come lui tanti parroci si sono fatti
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