31 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile». Ecco che il diritto all’istruzione si configura come capitolo del più ampio diritto alla conoscenza, inteso non solo come diritto sociale da assicurare a tutti, ma anche come strumento per il pieno sviluppo della persona umana (art. 3, comma II, Cost.). In questo senso, d. Milani è risultato un testimone coerente e scomodo per esercitare «la funzione che più gli stava a cuore: far crescere le persone, far crescere il loro senso critico, dare davvero sbocco alle ansie che hanno accompagnato, dalla scelta repubblicana, la nuova Italia» (S. Mattarella, Barbiana, 27/05/23). 5. Quanto al tema della sovranità non dei cittadini, ma degli Stati, l’apertura internazionalista della Costituzione ed il principio della Pace trovano eco nell’accentuazione del valore delle parole in d. Milani. Com’è noto, l’art. 11 parla di «RIPUDIO», non di semplice RINUNZIA (come nella proposta di G. Dossetti in I Sottocommissione, Commissione per la Costituzione dell’Assemblea Costituente), della guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Già Meuccio Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione dell’AC, aveva affermato che il verbo aveva un tenore più energico, con la manifestazione non solo della rinuncia alla guerra, ma della condanna della guerra, sul piano etico oltreché giuridico: il Costituente intendeva rinnegare per il futuro qualsiasi intervento aggressivo. Così come d. Milani scriveva nella Lettera ai giudici: «noi gente della strada diciamo che la parola ripudia è molto più ricca di significato, abbraccia il passato ed il futuro. È un invito a buttare tutto all’aria: all’aria buona». Ecco, di nuovo la figura del «ribelle per amore» a valorizzare la dimensione programmatica della Costituzione per guidare la politica nazionale verso una condizione di Pace (o almeno non belligeranza)! Ma don Milani prendeva di mira anche la «guerra «giusta» secondo il criterio costituzionale, cioè quella difensiva intesa come salvaguardia dei confini nazionali: «siamo riandati 100 anni di storia in cerca di una guerra giusta, in regola con l’art. 11. Non è colpa nostra se non l’abfino ad EG, 59 La dignità che appartiene ad ogni essere umano, connaturale alla vita umana ed eguale in ogni persona, si coglie e si comprende anzitutto con la ragione»). 4. Compito fondamentale in questo senso è quello della scuola, non pensabile riduttivamente come un mero agglomerato di strutture e persone deputate a fornire un servizio formativo e didattico, tanto meno burocraticamente come un’articolazione amministrativa preordinata all’accertamento delle competenze cui sono subordinati i diversi titoli di studio. La scuola è piuttosto un luogo complesso di promozione e non di selezione sciale, in cui si intrecciano didattica, confronto critico, esperienza comunitaria, interazione tra pari e relazione con gli adulti. La scuola è un terreno in cui attecchisce il seme della conoscenza e altresì della vita vissuta al di fuori delle mura domestiche. La scuola è lo spazio in cui le potenzialità della persona (esattamente quelle che si riconnettono all’identità individuale) hanno l’occasione propizia di esprimersi, come già avevano intuito Socrate e Platone (Q. Camerlengo). E questo vale specialmente per quanti si aggrappano alla scuola per affrancarsi da un destino che sembra segnato già in partenza. Esattamente quei ragazzi cui si riferiva Don Lorenzo Milani nella Lettera a una professoressa: «così è stato il nostro primo incontro con voi. Attraverso i ragazzi che non volete. L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la
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