24 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA nei quali, probabilmente, si riconoscevano di più. Dopo la lettura è seguita una riflessione comune, una condivisione di pensieri e di esperienze, studenti universitari (molto colpiti da questa accoglienza) e studenti del professionale. Poi, insieme, siamo saliti alla scuola di Barbiana lungo il Sentiero della Costituzione. È stata una giornata straordinaria. Durante il viaggio di ritorno, nel pullman che ci riportava a Roma, ho chiesto ai miei studenti, se lo desideravano, di venire al microfono per rispondere alla domanda che avevo posto, prima di metterci in viaggio: perché a Barbiana? E per tutta la strada, fino all’arrivo, uno dopo l’altro gli studenti si sono succeduti al microfono, offrendo riflessioni profonde, molto belle. Riporto l’intervento di Rosanna, particolarmente significativo. «Il cambiamento è sempre possibile. Crederci e agire perché avvenga è la sfida e la speranza che ancora ci chiama e convoca a Barbiana. A piedi per il “Sentiero della Costituzione”, nome mirabile per una scuola che fu di cittadinanza e di vita: fra alberi alti, pietre verde-grigie, salite e discese, stralci dalla Costituzione che accompagnano un percorso di consapevolezza. A Barbiana per camminare nei “perché” e nei “come” di don Milani che ha saputo fare dell’educazione e della scuola veri strumenti di cambiamento e di rivoluzione pro-attiva. Cercando in modo inedito, creativo e lungimirante come conoscere le difficoltà, incontrare i limiti e superarli, disegnando modi straordinari e semplici per andare oltre. “Perché non c’è cosa più ingiusta che fare parti uguali fra diseguali”, come diceva il Priore… E perché l’equità è il criterio che conduce ad essere cittadini liberi perché conosciamo e possiamo “sortirne fora tutti assieme”». L’attualità dell’I CARE Forse l’espressione I Care è quella che meglio sintetizza il senso dell’esperienza di Barbiana, questa scuola, piccola e periferica, ma interessata alla realtà e aperta al mondo. Ci sono tanti significati, in questa espressione. Da un lato, per la scuola di Barbiana l’I Care è una pratica quotidiana, un’esperienza che i ragazzi sperimentano, perché si sentono veramente accolti. La scuola nasce dalla volontà di prendersi cura degli ultimi, direbbe Papa Francesco, degli «scarti», e ciascuno di loro si può essere così detta (quasi parafrasando don Milani): non sono gli studenti con disabilità a doversi adattare alla scuola, ma è la scuola che deve ripensare la propria cultura pedagogica, la propria organizzazione, la propria didattica per essere veramente capace di accoglienza. La legge 517/77, di eccezionale valore pedagogico, varata dieci anni dopo la morte di Milani, può essere considerata la risposta istituzionale più alta alla domanda di inclusione che la scuola di Barbiana poneva. Ma ci sono anche altre riforme (a cominciare dall’istituzione della scuola a tempo pieno) che forse non sarebbero state possibili, o sarebbero avvenute molto dopo, senza la spinta rivoluzionaria proveniente da Barbiana. «Perché a Barbiana?» Don Milani, dunque, è stato un personaggio conosciuto da miei studenti, un personaggio amato. Ricordo in particolare un’esperienza intensa, condivisa con loro, nel 2014: una giornata di studio e riflessione passata a Barbiana (qualche mese prima che Papa Francesco si recasse a pregare sulla tomba del Priore). Sono stati gli studenti stessi a organizzare il viaggio che da Roma ci ha portato a Barbiana. Eccone le motivazioni: Andando a Barbiana non abbiamo intenzione di volgere il nostro sguardo al passato, ma al futuro. Non sarà un pellegrinaggio, ma una giornata di studio, riflessione, condivisione, crescita personale e sociale. Insieme, studenti e docenti, intendiamo riaffermare le parole di Papa Francesco, quando dice che «Non si può cambiare il mondo, se non cambiamo l’educazione». Cambiare l’educazione significa, anche, ripartire da un modello di scuola inclusivo, accogliente e in grado di promuovere ogni alunno. Per questo andremo a Barbiana. Una volta arrivati a Vicchio, prima di salire a Barbiana, gli universitari sono stati accolti da un gruppo di studenti di un Istituto professionale, in maggioranza migranti (i nuovi poveri, i nuovi esclusi). Gli studenti del professionale si erano preparati al nostro arrivo e, prima di iniziare la salita verso la scuola di Barbiana, hanno letto alcuni brani tratti da Lettera a una professoressa. È stato un momento emozionante. Anche gli studenti con notevoli difficoltà nella lettura si erano molto impegnati, avevano scelto i testi per loro più significativi, quelli
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=