23 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA Italo Fiorin, Università Lumsa - Roma L’ATTUALITÀ DELL’I CARE. Barbiana: una piccola scuola che apre alla «comunità mondo» Una presenza viva, che permane I 100 anni dalla nascita di don Lorenzo don Milani sono un’occasione unica per ritornare all’esperienza umana di una persona straordinaria, non con un atteggiamento nostalgico e un tono di rimpianto, non per venerare le ceneri del passato, ma per riaccendere un fuoco di cui oggi c’è un grande bisogno. È questo il modo per tenere vivo tra noi, contemporaneo, don L. Milani. È naturale che ognuno, ripensando al Priore e all’esperienza di Barbiana, lo racconti a modo suo. Ma questa non è una scorrettezza, è ciò che accade per tutti gli incontri importanti, che ci segnano, e quindi ci condizionano. Per cui la mia riflessione non vuole restituire, con rigore storico, chi era don Milani e che cosa è stata, in particolare l’esperienza di Barbiana, ma chi è per me, ed in che modo leggo la lezione che da Barbiana arriva. Del resto, è difficile parlare di don Milani al passato, perché, come scrive A. Melloni introducendo l’opera omnia di don Lorenzo Milani, la sua è una presenza viva. «La voce e il silenzio, la veste e la radice, il colore e il dolore, la fede e la solitudine, la violenza e la durezza, l’amore e l’ira che rendono unica la vita di M. sono rimasti intatti. Stagioni che si credevano epoche si frappongono a ritmo continuo fra il presente e il nostro. I decenni girano le pagine: ma tutto di lui resta integro.» (1). Don Milani raccontato agli studenti Avendo insegnato per tanti anni didattica generale e poi pedagogia, ho sempre proposto ai miei studenti la figura e l’opera di don L. Milani. Dal p.d.v. storico, nell’ambito della pedagogia sociale, lo colloco tra i tre grandi rivoluzionari del ‘900, insieme ad I. Illich e a P. Freire. Tutti e tre sono accomunati dalla critica radicale al sistema scolastico esistente (il grande imbuto didattico da cui esce l’uomo del consenso, per Illich; uno strumento di oppressione e non di liberazione, per Freire; un ospedale che cura i sani e fa morire gli ammalati, per don Milani). E tutti e tre vedono nell’educazione lo strumento della liberazione, della coscientizzazione, del riscatto sociale, dell’umanizzazione. Per I. Illich l’educazione umanizzante si può sviluppare quando si sostituisce la logica dell’istituzione con la logica della comunità. Bisogna lottare per una società conviviale. Per P. Freire l’educazione è liberazione dall’oppressione, è coscientizzazione, è trasformazione sociale. Bisogna lottare per un cambiamento sociale. Per don Milani l’educazione è prendersi cura del mondo. C’è bisogno di più scuola, ma di una scuola radicalmente cambiata. Pur dando molta attenzione e rilevanza a tutti e tre i «rivoluzionari», mi sono sempre soffermato maggiormente su don Milani, per il significato che la sua esperienza ha per la scuola italiana, che, sia pure tardi e molto imperfettamente, ha raccolto almeno alcune delle istanze del Priore. Pensiamo alla legge 517/77, che afferma il diritto delle persone con disabilità non semplicemente a frequentare la scuola insieme a tutti gli altri studenti, ma il loro diritto a sperimentare una scuola capace di accoglierli e valorizzarli, rispettandone la diversità e sviluppandone le potenzialità. L’essenza pedagogica (1) A. Melloni, Don Milani. Opera omnia, Mondadori, 2017
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