Vivere la testimonianza di Don Lorenzo Milani a cento anni dalla nascita

22 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA Come quotidiano nazionale, la scelta è quella di non trascurare mai l’elemento formativo ed educativo della notizia. Anche nella mera e asciutta cronaca ci sono diversi livelli di significato che occorre fare la fatica di estrarre, a beneficio del lettore. Livelli di significato spesso parziali, inevitabilmente non completi, ma necessari perché leggere un fatto – politico, sociale, economico, culturale – non sia un mero atto conoscitivo ma una opportunità di crescita interiore e di riflessione. Mantenere un approccio educativo-formativo nell’informazione, senza cadere nel paternalismo, è la sfida quotidiana della comunità giornalistica di Avvenire. Possiamo consentircelo grazie a una comunità di lettori che comprende il senso del nostro impegno, e anche grazie a una platea di lettori particolarmente attenti, ce ne sono molti anche oggi qui, che cercano in Avvenire una chiave diversa per interagire con la dimensione pubblica che raccontiamo. Anche questa è una forma di radicalità: non cedere alla neutralità del racconto. Senza tradire i fatti, ma al contempo senza diventare schiavi di una neutralità che può scivolare nell’indifferenza. Vale per le migrazioni, vale per le guerre, cercando di non trasformare i racconti in una contabilità burocratica di sbarchi o di bombe lanciate. Il recupero di una dimensione educativa sottesa a ogni aspetto della nostra vita è la radicalità che ci manca e che dobbiamo ritrovare con insistenza, senza aver paura di essere additati come coloro che vogliono necessariamente proporre una «visione del mondo». Perché non c’è nulla di male nel proporre «visioni», se ciò accade con onestà intellettuale. esempio del ruolo dell’associazionismo, ignorato dall’opinione pubblica. Così come non ci stanchiamo di denunciare, e qui davvero poco compresi, un modello economico sociale profondamente individualista che ha bisogno di scardinare i tasselli in cui si costruisce la comunità, a partire dalla famiglia. Perché è la comunità che educa. Se la comunità scompare, se i pilastri della comunità vengono delegittimati, l’educazione diventa impresa eroica di singoli. Ovviamente c’è anche una responsabilità, un compito e un esame di coscienza della Chiesa sul tema educativo e formativo, che mano a mano è diventato meno rilevante rispetto ad altre urgenze ed emergenze, sebbene resti sempre rilevante. Da don Milano arriva la lezione della dedizione assoluta all’educazione e all’istruzione come via di emancipazione sociale. L’esempio più grande è che questo sacerdote non si sentiva meno sacerdote nel dedicare alla vita all’educazione. Non avvertiva che il suo compito fosse meno rilevante di chi, con altrettanto merito, poteva dedicare la vita e la missione alla carità, alla liturgia, alla pastorale. Da don Milani noi oggi possiamo mutuare questa dignità dell’educare, far uscire l’educazione dall’ombra delle dimensioni secondarie se non terziarie della vita sociale. È questa la radicalità che oggi occorre: considerare l’educazione una priorità.

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